Il Gruppo Speleologico Martinese continua le scoperte in Albania

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In Albania, durante la spedizione Shtares 2019, il Gruppo Speleologico Martinese ha esplorato ulteriori 1,8 km dell’omonima grotta scoperta nell’Agosto del 2016. Avviata anche una ricerca scientifica sistematica, con 10 specie animali campionate. Alla spedizione hanno preso parte 24 speleologi provenienti da tutta Italia.

Dal 18 agosto al 1° settembre 2019 il Gruppo Speleologico Martinese è tornato per il terzo anno consecutivo nella località di Vrana e Madhe, sulle Alpi Albanesi, per proseguire le esplorazioni delle grotte che si aprono lungo le pareti del Monte Shtrezës.

Gli obiettivi della spedizione sono stati sia la prosecuzione dell’esplorazione della Shpella Shtares, sia l’avvio di una ricerca scientifica sistematica, accompagnata da documentazione video fotografica.

Esplorazione della Sphella Shtares

 Il potente soffio d’aria che caratterizza l’ingresso di questa cavità e che resta costante all’interno di essa, assicura che si è ben lontani dalla fine delle esplorazioni e, infatti, già durante il secondo giorno della spedizione, gli speleologi, dopo una risalita su corda, si sono ritrovati in zone totalmente nuove della grotta.

Questo nuovo livello è stato denominato “i Piani Superiori” e da lì è possibile raggiungere altri livelli dell’antro, posti ancor più in alto.

Uno di questi inizia con un lungo meandro che termina su un grosso specchio di faglia, chiamato “La Cattedrale”.

Da questo punto la grotta inizia a ramificarsi ulteriormente, scoprendo vasti e suggestivi ambienti, come il “Pantheon” e il “Guggenheim”.

Un’ulteriore risalita ha consentito, invece, l’esplorazione dell’ambiente più grande finora scoperto, la “Sala Rossa”.

Le fatiche di dodici giorni di lavoro hanno restituito una Shtares labirintica, impostata su vari livelli, con 1,82 km di nuovi rami che, sommati a quelli già noti (esplorati sempre dal Gruppo Speleologico Martinese), portano a 4,6 km lo sviluppo complessivo della Shpella Shtares.

La ricerca scientifica

Contestualmente alle esplorazioni, i geologi e i biospeleologi del gruppo si sono concentrati anche ad approfondire ipotesi e quesiti a carattere scientifico.

L’anno scorso sono stati lasciati in grotta due termometri per monitorare la temperatura lungo tutto l’anno. I dati esaminati dimostrano una notevole escursione termica.

La temperatura misurata dal primo termometro oscilla da -3°C (dicembre-febbraio), fino a un massimo di 3,2°C (aprile-agosto), con una media annua di 1,6°C.

Anche il termometro posto nella zona più remota ha segnato un’evidente escursione con la temperatura minima registrata di -1°C.

Il fenomeno del gelo/disgelo è anche manifestato dalla presenza di suolo strutturato (“patterned ground”) in molti punti della grotta, dove è presente del fango.

Inoltre, durante questa spedizione si è iniziata l’ardua impresa di tracciare le correnti d’aria presenti nella Shtares, eseguendo un primo test di prova con 2 kg di CO2, rilasciata grazie all’ausilio di un estintore.

Le informazioni ricavate dicono che 2 kg di CO2 sono pochi in ambienti così grandi e articolati e che, per eseguire altri test nei nuovi rami, occorrerà posizionare più rilevatori di anidride carbonica in diversi punti della grotta.  Solo in questo modo sarà possibile provare a tracciare un percorso completo e veritiero del flusso di aria che contraddistingue questa grotta.

Lo studio biospeleologico ha fornito, invece, ottimi risultati e incoraggiato una ricerca più sistematica a partire dai dati raccolti. La Shpella Shtares, nonostante la sua temperatura e il fatto che geli in inverno, ospita al suo interno diverse nicchie specie animali altamente specializzate. Al momento sono note dieci specie diverse di fauna ipogea nella grotta Shtares, tutti invertebrati, a eccezione dei chirotteri. Di queste: due sono troglofile (i tricotteri e i chirotteri), mentre le altre sono troglobie, cioè che vivono esclusivamente in grotta. Sono presenti anellidi, insetti, e aracnidi. La classe più rappresentata è quella degli insetti. Tuttavia, non è da escludere che l’isolamento geografico della Shpella Shtares e la selezione naturale possano aver portato le specie presenti a differenziarsi dal loro progenitore comune, perciò non è da scartare l’ipotesi che gli esemplari trovati possano essere nuove specie sconosciute al mondo scientifico o che se ne possano trovare in futuro. La rete trofica all’interno della grotta vede sicuramente tra i produttori primari i batteri, seguiti da una catena di detritivori o filtratori (i coleotteri e i lombrichi) e una catena di predatori (gli aracnidi e gli pseudoscorpioni). Attualmente tutto il materiale campionato è analizzato da docenti e ricercatori dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.

Gli importanti risultati di Shtares 2019 sono stati possibili anche grazie al supporto di due partner: Uku Pacha – Outdoor Sports e Berwich – Comfortable Pants, questo gli speleologi lo dicono, non tanto per doverosa riconoscenza ma perché, diventa del tutto evidente come una spedizione che voglia produrre risultati tangibili, abbia bisogno di un supporto anche dalle istituzioni.

Le prossime spedizioni continueranno nel solco tracciato da quest’ultima, creando condizioni sempre più favorevoli a uno studio multidisciplinare della grotta e della montagna. Urge, di conseguenza, l’esigenza di creare condizioni favorevoli all’organizzazione di più spedizioni nell’arco dell’anno per indagare nel profondo i diversi piani esplorativi: scientifico, speleologico e naturalistico.

La spedizione “Shtares 2019” è stata organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese, con la collaborazione del Gruppo Speleologico Faentino, dell’Associazione La Venta e del GSB – USB di Bologna. Alla spedizione, patrocinata della Società Speleologica Italiana (SSI), hanno partecipato 24 speleologi provenienti da tutta Italia.


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