Coronavirus, un contagio all’ex-Ilva. Melucci chiede la chiusura, Liviano: populismo puro

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Nonostante i vari DPCM contenenti le misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 che si sono succeduti lungo tutto il mese di marzo l’ex Ilva di Taranto è ancora aperta. Il Governo ha infatti permesso la prosecuzione delle “attività degli impianti a ciclo produttivo continuo”, tra le quali è appunto annoverata quella dell’acciaieria tarantina. Logico quindi che – anche rispettando le varie misure di contenimento, tra le quali il famoso metro di distanza – l’arrivo del coronavirus all’interno del siderurgico fosse solo questione di tempo.

E’ infatti notizia di ieri la riscontrata positività al Covid-19 di un dipendente addetto agli impianti di ossigeno che ha avvertito i primi sintomi venerdì notte e che, tornato a casa, è stato ricoverato dopo poche ore di isolamento domiciliare al Moscati di Taranto.

Ovviamente le reazioni politiche non si sono fatte attendere, in primis quella del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci che ha subito richiesto “decisioni immediate e definitive a tutela dei lavoratori dello stabilimento siderurgico e delle loro famiglie”, visto che il provvedimento del prefetto che sospende la produzione a fini commerciali fino al prossimo 3 aprile ma che consente ugualmente l’impiego durante le 24 ore giornaliere di 3.500 dipendenti diretti e 2.000 dell’indotto viene comunque considerato non sufficiente.

“L’attività dell’ex Ilva non è essenziale e, peraltro, entro poche settimane Arcelor Mittal deve comunque provvedere al fermo di molti impianti per effetto della nostra ordinanza sindacale sulle emissioni inquinanti”, ha proseguito Melucci che ha chiuso con una stilettata ad Asl, accusata di un certo deficit sul fronte della comunicazione: “Non c’è davvero alcun motivo valido per andare avanti. Altro che minimo tecnico”.

Dopo lo sfogo di Melucci è stata la volta del consigliere Gianni Liviano, che in una nota stampa ha accusato il sindaco di populismo: “La decisione di tenere aperto o di chiudere il centro siderurgico non può essere condizionato da Covid-19 e dal caso di positività oggi (ieri, nda) riscontrato. Se si registra un caso di positività in una qualsiasi altra azienda che si fa? Si chiude quell’azienda? Evidentemente non può essere così e affermare oggi, come fa il sindaco (“non c’è davvero alcun motivo valido per andare avanti”), che Arcelor vada chiuso perché c’è stato il caso di positività è populismo puro”.

“La politica o le leggi di mercato potranno poi sancire la chiusura dello stabilimento ma la scelta non può essere certo fatta in funzione del caso di positività. Dire cose diverse significa usare il caso di positività al Coronavirus per perorare un’altra causa (quella della chiusura) che con la malattia non ha nulla a che vedere.  Detto questo è del tutto evidente che le autorità competenti devono adoperarsi per contenere quanto più possibile il numero dei dipendenti al fine di ridurre al massimo i contagi” ha concluso Liviano, che ha subito inviato un’interrogazione al presidente della Regione Emiliano, al prefetto di Taranto e allo stesso Melucci chiedendo di rinforzare le misure di contenimento del contagio e di sapere quali misure siano state messe in campo per tutelare la salute dei lavoratori.

Liviano ha inoltre chiesto di considerare l’opportunità di creare un tavolo tecnico fra azienda, autorità sanitarie e sindacati “al fine di individuare gli interventi più opportuni per contenere il rischio di contagio”.

Chiusura coi sindacati, con l’Usb Taranto che afferma che “che la vita degli impianti dello stabilimento è più importante della vita delle persone”, denunciando un “atteggiamento irresponsabile e superficiale della multinazionale sostenuta, nostro malgrado, dalle scelte istituzionali”.

I sindacati hanno quindi chiesto una presa di posizione decisa da parte delle istituzioni affinchè la proprietà dell’azienda sia messa “nelle condizioni di adottare tutte le misure utili a contenere il diffondersi del virus nell’acciaieria tarantina”. Se ciò non dovesse succedere, Usb ha dichiarato di essere pronta ad agire in autonomia, “anche a costo di uscire dalle regole. Il nostro obiettivo – conclude la nota –  è la tutela della salute e della vita di lavoratori e relative famiglie”.


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