Bandiere a mezz’asta sulla memoria

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“Onore a tutte le vittime. Rispetto per il coraggio ed il sacrificio di chi lo combatte in prima linea. Cordoglio alle famiglie. I Sindaci di tutta Italia hanno reso omaggio e si sono raccolti in preghiera, tutti, difronte alla Bandiera a mezz’asta.” Queste le parole del primo cittadino di Locorotondo, Tommaso Scatigna.

“Per commemorare le vittime del Coronavirus e per tutti gli eroi, e sono tanti in diverse categorie, alle ore 12 ci raccogliamo in un minuto di silenzio. Ma ciò che davvero dobbiamo fare per loro è restare a casa”. Queste quelle del sindaco di Martina Franca, Franco Ancona.

“Anche a Cisternino, oggi 31 marzo alle 12 si esporrà sulla facciata del nostro Comune e in diretta sarà ripreso nella nostra villa comunale, il posizionamento della bandiera a mezz’asta. Osserverò insieme a tutti i miei concittadini un minuto di silenzio per ricordare tutte le vittime del coronavirus, in particolare i nostri due concittadini, onoreremo il sacrificio e l’impegno degli operatori sanitari.” Scrive Luca Convertini primo degli eletti nel comune di Cisternino.

Dalla finestra del mio studio, in pienissimo centro storico di Martina Franca non vedo né bombardamenti né gente che corre disperata con in braccio bambini che piangono. non vedo sangue, non vedo trincee, noi siamo comodamente a casa a non fare nulla, a guardare serie televisive, la D’Urso che prega con Salvini. Qualcuno si dà da fare per aiutare il prossimo, qualcuno fa esattamente quello che avrebbe fatto in un martedì qualsiasi della sua vita. Il medico fa il medico, il farmacista fa il farmacista, l’operaio fa l’operaio, la cassiera fa la cassiera.

Non vedo soldati, non vedo nemici, c’è un virus che sa che per sopravvivere ha bisogno di un altro organismo credo di averlo imparato a 12 anni quando ho visto la prima puntata di “Siamo fatti cosi”.  Ma per il virus uno vale l’altro. Non siamo speciali. Facciamo parte di questo mondo come lo sono le piante e gli animali.  Quindi non c’è nessuna guerra.  Quindi non ci sono caduti da onorare, ci sono solo morti che purtroppo non hanno nomi, ma vi assicuro che i loro parenti li conoscono perfettamente.

Smettiamola di chiamarla guerra, non è una guerra. Le guerre sono quelle che purtroppo si combattono in Medio Oriente, in Africa e in ogni parte del mondo dove la ragione ha ceduto il posto all’ingordigia.   

Stanotte mi confrontavo con un mio carissimo amico e architetto che vive e lavora in Francia sull’importanza della memoria e a entrambi è venuto in mente il quadro di Paul Klee  “Agelus novus”,  che il filosofo Walter Benjamin, scomparso prematuramente a causa dei nazisti (si tolse la vita poco più che quarantenne), ha utilizzato per tramandarci un concetto fondamentale:  l’unica redenzione possibile è quella offerta dalla memoria.

“C’è un quadro di Klee – scrive Benjamin – che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.”

In altre parole,  quello che ci sta dicendo quel quadro è che solo tenendo stretto a noi il ricordo delle vittime, dei morti per corona virus e, perciò, testimoniando della loro dipartita, dell’insensatezza della loro sconfitta e delle loro sofferenze, si può interrompere il giogo del “tempo mitico” dei vincitori, ovvero la visione della Storia.

Benjamin concepisce il passato come l’altra faccia del presente, derivante e prodotto da esso. È il presente che genera dal suo interno il proprio passato, e il passato non può sussistere indipendentemente da un presente che lo testimonia e lo redime.

Una metafora straordinaria che non deve lasciarci immobili. Non deve lasciarci fermi a guardare una bandiera a mezz’asta alzando le mani o, peggio ancora, a  giustificare il nostro non fare nulla.

C’è un brocardo romano derivante dal Digesto di Giustiniano che recita “Ad impossibilia nemo tenetur”  (nessuno è tenuto alle cose impossibili), vale a dire,  oltre le proprie possibilità nessuno è obbligato a fare. Ma badate bene che è proprio da questa impossibilità che il populismo nasce. E da questa impossibilità che nascono le disinibizioni tipiche del secolo scorso e di qualche mesetto fa.

Nasce l’autoritarismo, il sovranismo e tutte quelle devianze tipiche di chi si lascia abbindolare da false promesse di gloria.

Carlo Carafa, un cardinale di dubbia moralità, che lavorava in Francia alla corte di Enrico II diceva spesso: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur (se il mondo vuole essere ingannato che lo sia). I demagoghi non  sarebbero così sfacciati se il popolo non fosse così credulone.

Fidatevi non c’è nessuna guerra e dire che dopo di noi ci sarà il diluvio dimostra semplicemente lo scarso interesse per il destino altrui. Non abbiamo bisogno di farse, abbiamo bisogno di memoria.

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