Cosa significa avere il coronavirus. Il racconto di chi ha attraversato la malattia

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Cronaca, Società


Il primo giorno ti senti strano, poi arriva la febbre, che sale e sale. E ci sono i dolori muscolari, ti senti spezzato. Ad alcuni capita la gastroenterite, estenuante, senza sosta. Poi c’è la difficoltà a respirare, la saturazione dell’ossigeno che si abbassa fino ad arrivare a 90. Quindi pensi di non farcela, sei in ospedale e ti mettono la maschera per l’ossigeno. Perdi le forze, perdi peso.

Mi sentivo come se stesse per finire male. È stato un inferno, non riuscivo a mangiare e a bere, avevo quasi convulsioni quando avevo gli attacchi di febbre“, racconta Teddy Sciurti, di Brindisi, fisioterapista al San Raffaele di Ceglie Messapica, teatro di molti contagi. Delegato sindacale della Cgil Funzione Pubblica, ha dal primo giorno, racconta a ValleditriaNews, lottato per avere le adeguate protezioni, fin quando il contagio non lo ha toccato. “Mi sono ammalato il 24 marzo. Il 31 marzo mi sono ricoverato presso il reparto OBI del Perrino. La notte del primo aprile mi hanno trasferito nel reparto Covid-19. Ho avuto la febbre alta fino al 7 aprile“. La moglie, anche lei impiegata al San Raffaele, ha avuto sintomi lievi qualche giorno prima, ma ora risulta positivo il figlio. Chiama dalla camera del reparto dove si trova. Accanto a lui ci sono altri due pazienti attaccati alle macchine, si sente di sottofondo il rumore dei respiratori. La sua voce è stentorea, ma decisa, la malattia l’ha segnato: “Sono istruttore di apnea e di respirazione consapevole, pratico e propongo il training autogeno, mi stavo allenando per due maratone. Solo grazie a queste capacità riuscivo a mangiare qualcosa mentre avevo qualche minuto di lucidità: facevo appello a tutte le mie forze. La gastroenterite terribile che non mi lasciava scampo. Non riuscivo a bere. Avevo mal di testa e dolori muscolari. Il pronto soccorso è arrivato la prima volta per prendermi la saturazione ma non c’era nulla di anomalo. Il tampone me l’hanno fatto un sabato e il lunedì sono stato di nuovo malissimo. Quindi hanno deciso di portarmi al reparto OBI. Lì mi hanno fatto un altro tampone, che nell’arco di poche ore è risultato positivo. Mi hanno fatto una radiografia ai polmoni e hanno visto la polmonite. Nel frattempo la saturazione è arrivata a 90 e mi hanno messo la mascherina con quattro litri di area, iniziando la terapia farmacologica. La gastroenterite ha rallentato e la febbre ha iniziato a scendere“.

Hai mal di testa, febbre alta, dolori muscolari, alle ossa, alla pancia, allo stomaco, non riesci a respirare. Un incubo

Ora la fase critica sembra essere passata, e sarà presto trasferito in una struttura post-Covid. “Sono cinque giorni che non ho più la febbre e due che non uso l’ossigeno. La saturazione inizia ad andare bene. Hanno deciso di trasferirmi in un altro centro. Se dovessi vedere chi sta accanto a me, vedresti persone con la maschera del CPAP, il sistema di ventilazione artificiale, è una situazione molto triste. Mi sento fortunato perché negli ultimi giorni non pensavo di trovare l’energia per superare quegli attacchi, perché erano devastanti. Ho perso quattro o cinque chili e ho perso la massa muscolare. I polmoni devo riabituarsi, lo stomaco mi fa male. Negli ultimi giorni seriamente pensavo di non farcela più, perché inizi a dubitare di riuscire a trovare la forza per combattere gli attacchi devastanti di questo mostro che non lascia una parte di te. Hai mal di testa, febbre alta, dolori muscolari, alle ossa, alla pancia, allo stomaco, non riesci a respirare. Un incubo“. Mentre Teddy Sciurti dipinge a parole cosa significa l’infezione da coronavirus, di sottofondo le macchine a cui sono attaccati gli altri pazienti aggiungono tinte di realtà al racconto, fanno sì che il racconto della malattia assuma contorni verosimili, la sofferenza si materializzi qui e ora, un affondo verticale nel corpo fisico di chi soffre, lontano dai numeri snocciolati quotidianamente, dalle statistiche, dalle richieste di apertura per i piccoli interessi di parte, dalle fughe di pasquetta di qualche povero imbecille che coi resti del pranzo rischia di portare a casa la sofferenza per i propri cari. Teddi Sciurti è uno sportivo, una persona preparata, racconta la malattia con dovizia di particolari, non tralascia niente e non teme di raccontare la sofferenza, sperando che il suo racconto possa trasformarsi in insegnamento o monito per gli altri.

Mi sento fortunato, ho di nuovo la speranza di portare a termine i progetti

Mi sento cambiato. La Cgil è una delle cose sane che sono rimaste, che ancora combatte per i diritti. Ma questa esperienza mi ha cambiato, quando tornerò a lavoro mi impegnerò ancora di più perché farò di tutto per evitare che le persone non si prendano responsabilità. Voglio solo abbracciarmi a persone sane, e chi non lo merita deve rimanere lontano. In questi giorni ho voluto fermare il tempo, perché può essere angosciante. Pur stando in un letto ho cercato il lato positivo. Ora ho nuovi progetti di vita, che possono tornare a realizzare, ho speranza e entusiasmo. Ho scremato dalle cose inutili, mi sono fatto portare libri di anatomia e fisiologia, sono tornato a leggere perché penso che questa drammatica esperienza dovrà seguire un percorso positivo , cercando di proporre a chi sta e starà male come e peggio di me, un aiuto concreto per stare meglio sia fisicamente con il respiro, che con lo spirito cercando di trasmettere l’idea che dobbiamo in questi casi trovare nei meandri più reconditi della nostra psiche, la voglia di vincere… Ogni giorno faccio ginnastica respiratoria per i polmoni, tecniche per aprire al massimo gli alveoli. Vado poi a lavare il bagno, mi rifaccio il letto e faccio colazione. Queste cose mi fanno capire che sono fortunato, e il tempo lo sto dedicando alle cose importanti“.


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