Sicurezza al primo posto e mascherine da casa. Ecco come si comporteranno le persone alla riapertura dei negozi

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Al primo posto la sicurezza, magari anche grazie all’opportunità di prenotare un appuntamento e non si uscirà più per vedere le vetrine. Mascherine, guanti e detergenti meglio i propri, portati da casa, che non si sa mai. Questi sono alcuni degli aspetti emersi da un’indagine compiuta su 25mila persone, raggiunte attraverso i social, dalle quali è stato estratto un campione di mille, tra uomini e donne, che ha risposto a 16 domande, dal 22 aprile al 3 maggio.

Su tutti – si legge nella nota – l’aspettativa che i negozi seguano scrupolosamente le disposizioni di sicurezza previste, con il 49% delle risposte; così come alla domanda specifica su cosa non si sopporterebbe affatto da parte degli addetti vendite durante la relazione in negozio, la risposta più gettonata (41%) è stata “superficialità e mancanza di rispetto delle regole sulla sicurezza”. Il fatto che le persone siano molto spaventate, impaurite, emerge dalla dichiarazione che nell’83% dei casi preferiranno
portare da casa il proprio kit personale di sicurezza, pur se si aspettano che venga fornito comunque dall’attività commerciale. E sempre rispetto al forte timore di contagio, gli intervistati indicano, fra i servizi che più apprezzeranno da parte delle attività commerciali, la possibilità di
ingresso su appuntamento (38%), seguita dalle informazioni in tempo reale sulla fila esterna (31%), fino alla conoscenza preventiva della effettiva disponibilità dei prodotti (21%).” Si discute molto su quanto le persone si adatteranno a frequentare le attività commerciali con le limitazioni previste, quindi mascherine, guanti, distanziamento e file, oppure se rinunceranno ad andare in negozi non essenziali. Al riguardo, il 65% ha affermato che si adeguerà, il 35% preferirà evitare.

L’abbigliamento al primo posto

Tra i principali locali in cui i clienti non vedono l’ora di ritornare, troviamo quelli di abbigliamento e calzature (33%), ristoranti, bar e pizzerie (32%), centri benessere e palestre (14%). Allo stesso tempo il primato spetta sempre ai negozi di abbigliamento e calzature, con il 23%, quando si
chiede ai consumatori a quali prodotti e relativi negozi rinunceranno sicuramente, almeno per i prossimi 6 mesi. A seguire, viaggi e vacanze (18%), ristoranti, bar e pizzerie (13%), tutto ciò che non è considerato necessario (9%), elettronica (5%), prodotti di bellezza e spa (4%), arredamento (3%) e altri con minime percentuali.

Non si chiederanno sconti?

Fra tutte le risposte, colpiscono molto quelle relative alla capacità di spesa e ai relativi comportamenti – aggiunge Mariano Tria-. Alla domanda se le persone continueranno a spendere come prima o meno, le risposte sono abbastanza in equilibrio, rispettivamente 55% e 45%. Qualche buona notizia c’è, nonostante la situazione complessa: il 72% dei clienti afferma che andrà in un’attività commerciale innanzitutto per comprare, a patto che non ci sia un rialzo ingiustificato dei prezzi (8%); solo il 28% dichiara che andrà in negozio per fare un giro o dare un’occhiata. Emerge, inoltre, la comprensione dei clienti verso il momento difficile attraversato dalle stesse attività commerciali, così fortemente penalizzate, al punto che l’85% sottolinea che non chiederà alcuno sconto in cassa, dimostrando complicità e supporto per il rilancio”.

L’emergenza sanitaria ha favorito la riscoperta degli acquisti di prossimità. Infatti, dalla ricerca emerge che ben il 91% delle persone, prima della riapertura dei centri commerciali, preferirà acquistare nei negozi nei pressi della propria abitazione piuttosto che spostarsi molto più lontano. E quando riapriranno le grandi superfici di vendita, il 58% dichiara che tornerà a
frequentarli, il 42% eviterà innanzitutto per la paura legata agli assembramenti e al rischio che la sicurezza non sia garantita (50% di chi si asterrà). Da segnalare, fra chi non ne sentirà la mancanza, un buon 30% che dichiara di non apprezzare, a prescindere, i centri commerciali.

Nel periodo di chiusure forzate, infine, sono schizzate le vendite online e, per il futuro, i consumatori si sono espressi in questo modo: il 32% continuerà ad acquistare metà online e metà nei negozi fisici, il 31% per tre quarti in store e per un quarto online, il 27% resterà fedele agli store. Ancora basse le percentuali in cui predomina l’online (6% tre quarti online e un quarto in negozio, 4% solo online).

Qui la ricerca completa, con le percentuali pugliesi segnate con l’asterisco.

Chiunque voglia richiedere il report dell’indagine, può scrivere a info@addettovenditemigliore.it


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