Intervista a Enrico Messina, responsabile Armamaxa e gestore del teatro di Ceglie: “Osare inventare l’avvenire”

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Cultura


Intervista all’attore, autore e regista Enrico Messina, Responsabile Armamaxa e gestore del Teatro Comunale di Ceglie Messapica

Buongiorno Maestro Messina, nel pieno delle attività annuali sono arrivati all’improvviso il lockdown ed il distanziamento sociale che hanno congelato e bloccato tutte le attività artistiche e teatrali e del mondo dello spettacolo e della cultura in generale. L’avrebbe mai immaginato?

L’esplosione dell’emergenza da Covid-19 ha colto tutti impreparati ed ha mostrato le grandi fragilità del settore della cultura e dello spettacolo in particolare. Spero che si sappia cogliere l’occasione di questa crisi per affrontarli quei nodi e scioglierli: il nostro Paese ha bisogno dell’arte come dell’aria che respiriamo. No, non avrei saputo immaginare una situazione come quella che si è venuta a creare. Eppure, quasi profeticamente, l’ultimo spettacolo rappresentato al Teatro Comunale di Ceglie Messapica, prima dello scoppio della pandemia, è stato “L’Abisso” il 29 febbraio. E ci ha inghiottito. Ma già pochi giorni dopo l’inizio della quarantena, con mia figlia Marta abbiamo disegnato un manifesto con l’arcobaleno, piccolo rito collettivo di quei giorni, e lo abbiamo esposto nella bacheca per lasciare accesa una lucina: perché subito tutti hanno sentito quanto la cultura e il teatro siano necessari alla vita di una comunità e dei singoli.

È stato possibile adattare il vostro lavoro alla nuova situazione, anche con modalità diverse?

I giorni della quarantena sono stati preziosi per ripensare alla necessità del nostro lavoro. Il teatro vive della relazione attore/spettatore senza la quale, semplicemente, non può esistere. Non è possibile surrogare l’incontro tra le persone, neppure attraverso i preziosi mezzi di cui oggi disponiamo. La possibilità di incontrarsi attraverso gli schermi dei nostri ‘device’ ha senz’altro ammorbidito la caduta; è stata una preziosa opportunità per accogliere questo tempo sospeso e mantenere teso il filo delle relazioni. Per esempio ci ha consentito di proseguire il lavoro con i bambini e i ragazzi dei nostri laboratori del Posto delle Favole. Ed è stato molto importante per loro sentire che nella quarantena si teneva un “filo di normalità” in un quotidiano così improvvisamente mutato. Ma, oltre questo, poco abbiamo potuto e presto ci siamo resi conto che, al contrario di come stava accadendo sui social, investiti da una bulimica ansia di performances video che di teatrale avevano ben poco, era necessario mettersi in silenzioso ascolto. Così ci siamo dedicati alla scrittura e ai progetti futuri: quelli di quando, finito il tempo dell’emergenza, potremo tornare ad incontrarci nel grande cerchio del teatro.

In previsione della riapertura dei teatri, prevista per il prossimo 15 giugno, e dell’arrivo del periodo estivo, durante il quale potrebbe essere possibile, con i dovuti protocolli, fare anche attività culturale all’aperto, state organizzando la ripresa delle attività purtroppo interrotte ed in particolare della rassegna “Il posto della favole”, dedicata ai bambini e alle famiglie, e della Stagione di Prosa con il Teatro Pubblico Pugliese, tornato nel Teatro Comunale di Ceglie Messapica dal 2018?

La data del 15 Giugno è in realtà uno “specchietto per le allodole”. Il Governo, che pure mi pare abbia gestito con criterio l’emergenza, aveva proprio necessità di indicare una data per la riapertura dei teatri, per dare l’impressione di star facendo qualcosa. In realtà non sono ancora chiari i protocolli di sicurezza da adottare, le responsabilità dei gestori degli spazi. Ogni giorno arrivano nuove e contraddittorie indicazioni. Vede, quello che davvero manca in questo nostro Paese è una “visione” di politica culturale ampia. Ogni intervento, di qualsiasi uomo politico, in generale si apre con l’importanza della cultura, l’imprescindibilità del mondo dell’arte, della cultura, del teatro, della danza e bla bla bla… Nessuno però (e non tralascio nessuno) lo conosce davvero quel mondo, né alcuno è interessato a conoscerlo e sostenerlo se non per fini di consenso elettorale. E le poche volte che, come nel caso della Puglia, alcuni hanno provato a progettare e mettere in campo una “visione”, appena subentrati gli altri l’hanno distrutta. Del resto cosa ci si può aspettare da un ministro che non trova di meglio che proporre una “Netflix” della cultura? Della cultura bisogna prendersi cura, giorno per giorno, come di tante piantine appena interrate, con un impegno che darà i suoi frutti solo dopo tanto tempo e tanta pazienza. Per fare questo sono necessarie una prospettiva di lungo periodo e un’azione chiara che abbia il coraggio di rompere gli schemi facili, troppo comodi del consenso televisivo e che “pagherà” solo dopo molto molto tempo: quando le piantine saranno diventate querce. Spero mi perdonerà l’essermi dilungato. Quindi si, ci stiamo preparando anche se ancora non abbiamo certezze. Il Posto delle Favole e la Stagione di Prosa, come pure l’attività concertistica dell’Associazione Caelium, sono attività identitarie per la nostra Comunità e per il nostro Teatro che in questi anni è diventato un punto di riferimento luminoso per un territorio che va molto oltre i confini del Comune di Ceglie. Torneranno certamente in autunno, nel naturale svolgersi delle cose. Intanto per questa estate stiamo lavorando, in collaborazione con alcune preziose realtà della città, ad alcune idee che proporremo al Commissario. Ed è molto probabile poi che torni Teatro Madre, il Festival Estivo al Parco di Santa Maria di Agnano (di Ostuni) che, con le nuove norme, è uno dei pochi luoghi dove si potranno fare attività in sicurezza e rispettando i protocolli. Speriamo nel giro di pochi giorni di potere avere delle certezze.

Come vede il futuro del nostro territorio ed in particolare della città di Ceglie Messapica? Considerata la sua importante esperienza in campo teatrale e culturale, su cosa si dovrebbe puntare per realizzare una migliore ed efficace ‘ripartenza’?

Ceglie Messapica è un luogo straordinario, quello in cui ormai tanti anni fa ho scelto di vivere. Penso che sia carico di una energia antica, senza pari. E penso che, incontrando il favore degli amministratori della città, lavorando davvero insieme e passo dopo passo si potrà non solo ripartire, ma continuare a crescere. Credo che sia importante condividere una visione e un progetto in cui il Teatro possa essere “centro” propulsore e di elaborazione per proseguire la costruzione di una comunità nuova, in cui trovino spazio anche le realtà locali certamente, ma che sappia guardare lontano facendo scelte coraggiose e di qualità. Credo sinceramente che, come avvenuto nel campo della gastronomia, Ceglie possa ambire a diventare anche ‘cittadina della cultura’, lavorando sul piccolo, nel tempo lento dell’andare a piedi che è il tempo dello stupore, del gusto, e creando un collegamento diretto tra il cibo e il teatro, il racconto, l’oralità. Per farlo serve coraggio, servono scelte si rivolte alla comunità, ma che sappiano osare. Penso per esempio ad un “Festival del racconto e della narrazione” che metta in connessione diretta l’esperienza del teatro e quella della gastronomia, abitare i luoghi del cibo con il racconto e i luoghi del racconto con il cibo. Un po’ come è accaduto in quelle indimenticabili serate quando sul palco del Comunale abbiamo ospitato il Teatro delle Ariette con ‘Teatro da Mangiare’. Ed è necessario puntare su una proposta artistica ampia, articolata, che connetta le realtà del territorio e che porti a Ceglie anche esperienze della ricerca contemporanea; sulla formazione del pubblico attraverso un lavoro capillare che porti le persone a tornare a teatro a prescindere dal titolo o dal nome programmato, ma perché, come già accade, nel Teatro di Ceglie ci si sente a casa e ci si fida della proposta che si incontrerà. Proprio come succede per i luoghi che custodiscono la cultura del cibo in paese. Desideriamo che il Teatro di Ceglie ancora di più diventi ‘luogo di creazione e produzione’ di cultura, di teatro, danza e musica sostenendo gli artisti nel loro percorso di creazione che vorremmo condiviso con gli spettatori. E vorremmo poter intensificare le attività di laboratorio che, durante tutto il corso dell’anno, accompagnano il pubblico. Il mio auspicio può riassumersi in tre parole che mutuo da un grande visionario, Thomas Sankara, presidente negli anni ’80 di un minuscolo stato africano, il Burkina Faso (il Paese degli uomini integri): Osare Inventare l’Avvenire. Ecco questo mi auguro accada a Ceglie: che insieme Osiamo Inventare l’Avvenire. Davvero.


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