Il vitigno più diffuso in valle d’Itria

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Assaggi a Sud-Est


L’Italia è il primo paese al mondo per quanto concerne la presenza di vitigni autoctoni. Sono ben 80 le varietà censite, molte di più delle 40 presenti in Portogallo, delle 30 della Romania o delle 15 di Francia e Spagna. 

Partendo da questa premessa, mi è venuta in mente una domanda: qual è la varietà di uva da vino maggiormente associata al luogo in cui vivi? Da nord a sud della penisola le risposte sarebbero le più svariate. Io, dovendo scegliere qualcosa di strettamente associato alla mia terra, non avrei dubbi a rispondere: la Verdeca. Questo vitigno, sebbene dalle ultime indagini statistiche risulti una delle tipologie maggiormente coltivate in Puglia, ha due territori d’eccellenza e in cui si esprime al meglio: la valle d’Itria e la zona di Gravina.

Il nome Verdeca deriva quasi certamente dal verdolino delle bacche, colore che influenza in maniera diretta le tonalità che si riscontrano nei calici. Sulle origini storiche e sull’arrivo in Puglia si hanno però pochissime notizie. Probabilmente è giunto con i primi colonizzatori greci ma non sono da escludere affinità con varietà tipiche portoghesi, l’Alvarinho in particolare, coltivato nella zona del Vinho Verde (Vino Verde è proprio uno dei sinonimi con cui è indicata questa vite, oltre a Verdera, Verdone, Verdisco Bianco). Il nome “Verdeca di Gravina” è presente nel trattato della vite e del vino dell’autore pugliese Prospero Rendella (prima metà del 1600). Altri riferimenti storici li ritroviamo in alcuni testi pubblicati alla fine del XIX secolo e legati a studi sulla distribuzione ampelografica in Puglia (Licci, 1877 – Licci e Frojo, 1881) in cui si parla in maniera specifica di Verdeca nei territori della valle d’Itria e di Martina Franca in particolare.

Nelle vigne, specie in questa ultima zona, spesso è coltivata insieme al Bianco d’Alessano: queste due tipologie sono alla base dei vini DOC (DOP) Locorotondo e Martina Franca (da soli o con altre varietà non aromatiche). Inoltre la Verdeca, che sta vivendo un vero e proprio boom di interesse (di gusto e commerciale), in purezza o in blend, è etichettata come bianco valle d’Itria IGT (IGP), bianco Salento IGT, bianco Puglia IGT.   

La fortuna di questa varietà, in epoca post fillosserica, è legata alla produzione di vini spumanti e aromatizzati: molti dei contadini martinesi infatti conferivano i propri raccolti a grandi produttori nazionali quali Martini e Rossi, Cinzano, Gancia e via dicendo. La “crisi” legata ai consumi dei vermouth e le politiche di espianto, ha portato tra gli anni Settanta e Novanta anche all’abbattimento dei livelli di produzione. In tempi recenti però la Verdeca ha ritrovato il suo giusto spazio nel panorama vitivinicolo regionale e nazionale visti gli investimenti di produttori lungimiranti che hanno iniziato ad imbottigliare questi vini in purezza.

Proprio uno di questi, nome noto e storico della vitivinicoltura martinese, è al centro dell’assaggio fatto: la Verdeca Single Vineyard di Cantine Miali (2019). Il vino nel calice si presenta con il classico colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini e di bella lucentezza. L’impatto olfattivo è abbastanza intenso, legato in prima battuta a note floreali e fruttate: fiori di campo e pesca su tutti. Roteando il bicchiere, poi, la gamma di odori si arricchisce di note citrine, di anice e di erbe aromatiche. Il sorso è pieno e in bocca il vino si presenta con sensazioni fresco-sapide di buona persistenza. La chiusura, agrumata, è l’aspetto che aiuta tanto l’abbinamento con piatti non troppo strutturati, di media complessità: uno spaghetto con cannolicchi e pomodori datterini gialli è uno dei suoi compagni ideali.   


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