Un Minutolo… di attenzione

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Assaggi a Sud-Est, Enogastronomia


In uscita la nuova annata del Fírr di Cantine Miali

La pandemia da Covid-19, con cui stiamo facendo i conti da oltre un anno ormai, ha lasciato sul campo dei danni incalcolabili: morti, sofferenza, problemi di salute mentale e crisi economica. Chi più e chi meno, nel suo piccolo, ha provato a reagire, puntando sulla forza interiore e sulle proprie capacita psicofisiche. Ma tante volte ciò non è stato utile a contrastare l’erosione dei risparmi e cambiare il modo di vivere di tanti di noi.

Tra i comparti più colpiti, passando ad analizzare una questione dibattuta ormai da tempo senza soluzione di continuità, vi è la ristorazione, che si porta dietro un legame molto forte con un indotto fatto da numerosissime altre attività. L’agroalimentare, da tutto ciò, risulta compito in maniera significativa e chi produce carne, formaggi, vino sta pagando a caro prezzo le chiusure generalizzate ma anche le aperture a singhiozzo che non consentono di fare alcuna previsione o alcun progetto.

Di questo e di tanto altro mi è capitato di parlare con Michele Miali, il più grande dei tre fratelli che oggi gestisce lo storico marchio che a Martina Franca produce vino da oltre un secolo. L’occasione è stata fornita dall’uscita sul mercato della nuova annata del loro Fírr, il bianco da Minutolo divenuto una delle etichette più riconosciute e apprezzate dell’azienda.

L’uva autoctona della Valle d’Itria da cui nasce questo vino è in grado di resistere molto bene all’avanzare del tempo. Già in passato, altri protagonisti della vitivinicoltura in quel territorio compreso tra le province di Bari Brindisi e Taranto ne avevano offerto prove convincenti. E i Miali, Francesco in particolare, l’enologo di famiglia, ha puntato tutto su “uscite ritardate” di questo prodotto, che prima in vasca (2 anni) e poi in bottiglia (altri 12 mesi), ha il tempo necessario per far sì che vengano smussate tutte quelle spigolare che il vino d’annata può portare con sé. 

Ecco, quindi, arrivare all’attenzione del pubblico con un packaging tutto nuovo, in un momento decisamente particolare, e quasi al limite temporale per garantirne un ingresso nelle carte dei vini in vista della primavera e dell’estate del Fírr 2017, 13 gradi di alcol e una personalità davvero unica nel panorama offerto dalla specifica tipologia.

Ho scelto di assaggiare il vino in questione in più step e a temperature di servizio differenti per riconoscerne tutte le possibili sfumature. Abbastanza carico nel color e all’apparenza di buon corpo, subito dopo l’apertura ha messo in evidenza un carattere difficile: al naso il vino sembrava volersi chiudere su stesso. Ma col passar dei minuti ha mollato decisamente le redini e si fatto conoscere ed esplorare a dovere. L’intensità degli odori è marcata e a fare da apripista vi sono quelle note caratteristiche dell’uva aromatica: cedro, frutta esotica, albicocca disidratata. Il tutto accompagnato da delicati profumi floreali: rosa gialla e zagare in particolare. Il sorso è pieno, avvolgente, delicato ed equilibrato. L’acidità e la sapidità risaltano e mettono in luce quello che il vino potrà ancora offrire nel tempo. Con un prodotto così, i problemi sono sorti successivamente. Come può essere abbinato questo nuovo Fírr?

Sicuramente può essere considerato un compagno per tutto il pasto, abile ad accompagnare antipasti, primi, secondi ed anche alcune tipologie di formaggio. Partendo dall’inizio, e considerando la temperatura di servizio di 10 °C consigliata in etichetta, lo trovo adeguatamente abbinato ad un sauté di frutti di mare misti o una insalata di gamberoni condita con olio e rucola. Decisamente all’altezza sui primi: qui si può spaziare da un legame territoriale con orecchiette e cime di rape, oltre che a scelte un po’ più sfiziose come quella che lo vede bene accanto ad uno spaghetto con ragù bianco di pescatrice oppure con dei rigatoni alla gricia. Il vino, date le caratteristiche al palato, è in grado di reggere bene anche il confronto con alcuni secondi, di pesce e di carne: involtini di pesce spatola, sgombro gratinato, coniglio in umido (in banco, sfumato magari con lo stesso vino), quaglia al forno. Giocando un po’ con la temperatura di servizio, infine, è possibile abbinarlo anche ai formaggi: il vino bevuto a 6-8 °C è un utile compagno per una mozzarella vaccina a siero innesto, salendo un po’ con la temperatura di servizio invece si può trovare il giusto abbinamento con un pezzo di caprino fresco, una fetta di pecorino di media stagionatura o con un trancio di Taleggio DOP.                                           

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