Metamorfosi, con “Purgatorio” si chiude la trilogia dantesca nel segno del Prog

*di Vincenzo Salamina e Domenico Carriero

Intervista ad Enrico Olivieri, fondatore assieme a Jimmy Spitaleri, dello storico gruppo progressive “Metamorfosi”. Ripercorriamo la trilogia dantesca, da “Inferno” a “Paradiso” al recente “Purgatorio”. 

Enrico, quale è la formazione attuale di Metamorfosi?

Ci sono stati due arrivi importanti; il batterista e il bassista. Oltre a me e Jimmy Spitaleri, abbiamo alla batteria Fabio Moresco, anche batterista del Banco di Mutuo Soccorso. Ormai siamo rimasti talmente in pochi che ci scambiamo [ride]: anche Jimmy è stato con Le Orme per tre anni pur rimanendo di base con noi. Il bassista è Leonardo Gallucci, bassista prestato dalla chitarra, dato che è ottimo chitarrista classico con la passione per il prog.

Perché la scelta, nella vostra lunga carriera, di dedicare tre album alle cantiche di Dante?

La scelta di Dante fu quella dell’Inferno. A noi piacque il nome “Inferno” perché eravamo in un contesto di protesta giovanile, dello strascico del ’68, e potevamo quindi condannare e prendercela con personaggi politici e persone facenti parte del mondo del potere, mettendoli proprio nell’Inferno, dove Dante mise i grandi peccatori. Iniziammo così a comporre la prima opera. Dopo “Inferno” abbiamo avuto un lungo periodo di silenzio e ci siamo ricostituiti nel 1996 riprendendo il nostro cammino, con tanta esperienza in più e in un contesto in cui anche gli strumenti erano cambiati. Noi abbiamo inciso prima “Inferno” e poi “Paradiso” e non scegliemmo di fare “Purgatorio” perché non ci piaceva il titolo [ride]. L’evolversi della nostra musica è quindi andata per strade traverse rispetto alla logica delle cantiche di Dante. Quella più matura è Purgatorio, l’ultima, che rappresenta di più l’opera dantesca. 

I testi della trilogia a volte richiamano dei versi della Divina Commedia e altre volte sono scritti da voi. Come vi preparaste alla stesura dei testi?

In ”Inferno” i riferimenti a Dante sono minimi, nel senso che abbiamo usato il suo schema, di divisione dei peccatori, introducendo ad esempio gli spacciatori di droga che Dante non mise nella struttura infernale, e utilizzando la sua struttura per mettere dentro quelli per i quali non condividevamo il modo di agire, come i politicanti. Dante ne mise tanti nell’Inferno e noi ne raggruppammo molti vicino a Lucifero, perché condannavamo la classe politica che era per noi la più colpevole per l’andamento della vita di quegli anni. In “Purgatorio” ci siamo avvicinati di più ai versi di Dante: me ne sono occupato di più io e quindi ho letto la cantica cinque-sei volte, imparando a memoria alcuni brani e metabolizzandola. A parte le prime due terzine citate all’inizio della nostra composizione, le altre erano specificatamente riferite a personaggi del Purgatorio, come ad esempio Re Mida tra gli avari. Qualcuno mi ha accusato di essere stato troppo classico nella musica, sempre prog; ci sono soluzioni armoniche che richiamano più la musica classica che quella rock.

Da dove nasce la copertina di “Purgatorio” che raffigura un’anima che aspetta l’angelo nocchiero?

La scelta si rifà un po’ al modo di avvicinarsi a Dante nel Purgatorio: ho commissionato la copertina ad un’amica, la pittrice Laura Tarantola, dicendole che volevo qualcosa che raccontasse del Purgatorio, con l’angelo nocchiero, che parte da Ostia e arriva al monte Purgatorio, che si vedesse bene, con intorno le anime del Purgatorio in un contesto da inventare. Lei ha fatto questo quadro che ho in casa ed è diventata la copertina del disco.

Sul finire degli anni 60 nasce il nuovo genere musicale che è il prog, dove i gruppi inglesi fagocitano questo genere, anche se in Italia c’è una buona sostanza. Che importanza ha dato il prog italiano nel panorama musicale internazionale?

Nella prima fase purtroppo non posso usare la frase “siamo stati perdenti” ma, come molti dei generi musicali, abbiamo vissuto all’ombra di qualcosa che arrivava da fuori. Il contributo che abbiamo avuto modo di verificare negli anni, tipo le grosse richieste di concerti, è arrivato da Usa, Korea, Giappone che mai ci si saremmo immaginati essere interessati a questo genere musicale. Esso ha dato il contributo con un pizzico di ritardo per ciò che riguarda l’importanza sia dal punto di vista della pubblicazione che commerciale. I Genesis, gli Yes, Emerson, hanno chiuso le loro attività mentre Le Orme ancora girano. Noi siamo ancora qui a fare le stesse cose e questo significa che, se noi siamo in vita, è in vita ancora l’interesse per questo genere musicale.

Dal punto di vista delle tematiche, cosa accomuna i gruppi italiani progressive?

Quello che accomuna è il tema principale attorno al quale si svolge il lavoro. Anche di recente abbiamo Le Orme che hanno fatto “La via della seta”, prendendo spunto da un viaggio per raccontare musicalmente il concetto; “Transiberiana” del Banco è anch’esso un viaggio. C’è quindi un filo logico che lega l’inizio alla fine. Nascono così i concept album, che chiamavamo suite, come nella musica classica.

In che maniera evolve lo stile musicale di Metamorfosi dall’inizio della vostra carriera?

Anzitutto nella ricerca, perché questo genere musicale nasce dalla ricerca. All’epoca, sia nei testi che negli arrangiamenti dei brani, si tentava di trovare nuove formule che, come accaduto nella storia della musica, erano la sintesi di diversi generi musicali. Ho voluto dare una soluzione finale al nostro genere che rappresentasse quello che una volta si chiamava rock sinfonico. Nella nostra formazione non si poteva fare altro che questo. C’è stato questo avvicinamento al genere sinfonico più che negli altri e l’utilizzo di certi strumenti ha dato il suo contributo. Violini e archi, simulati con le tastiere, che ho usato senza esagerare in “Purgatorio”, non c’erano nel 1972: non c’era niente all’epoca, certe cose poi sono venute fuori con le possibilità che ci sono state date dall’elettronica. L’unico strumento che ho mantenuto con me, oltre all’organo Hammond, è il sintetizzatore con cui ho cominciato nel 1971, costruito da Mario Maggi, mio compagno di scuola: eravamo entrambi tecnici elettronici e concepimmo questo sintetizzatore che funziona ancora e che porto con me nei concerti. 

Pensi che seguendo la trilogia di Metamorfosi ci si possa approcciare diversamente allo studio di Dante?

Sì, gli studenti possono sicuramente essere più interessati. Alcuni insegnanti coraggiosi, quando gli è stato proposto di fare degli spettacoli di musica rock in un auditorium a Roma, hanno accettato e abbiamo fatto tre matinée per le scuole. Quando è partita la musica, gli studenti hanno sbarrato gli occhi, con Jimmy che inveiva col dito verso di loro ed i ragazzi hanno recepito un tipo di musica e discorso. Alla fine dei concerti, insegnanti e studenti sono venuti da noi ed abbiamo passato almeno due ore dopo il concerto a parlare di Dante e della Divina Commedia. Le insegnanti ci hanno ringraziato dicendoci che avevamo dato loro una mano a far interessare i ragazzi, mostrando essi una attenzione diversa per Dante da quel momento in poi. 

Il viaggio all’interno del Purgatorio è stato messo in musica, partendo da “Eco degli inferi” arrivando a “Beatrice”. In generale, come la musica di Metamorfosi e come la voce di Jimmy sono riusciti ad accompagnare l’ascoltatore in questo viaggio per rivivere quello che Dante ha vissuto nel Purgatorio?

La matrice che accompagna i tre lavori è un aspetto che dà modo all’ascoltatore di ripercorrere l’itinerario di Dante attraverso la chiave della musica rock. Laddove ci sono riferimenti specifici la cosa funziona; la difficoltà per noi è stata quella di riuscire ad entrare con la chiave della musica prog nel mondo di Dante senza stravolgerlo. Non è stato facile. I testi del Purgatorio sono stati scritti di getto dopo aver letto molte volte la sua opera. E’ stato per me un miracolo. Dopo periodi di faticosa scrittura, ripetutamente cancellata, i testi son venuti fuori con una naturalezza inaspettata: anche due in una mattinata. Per poter avere la giusta concentrazione, mi svegliavo alle 4 di mattina e scrivevo fino alle 9. Riguardo ai brani, “Superbi” è uno dei pochi che ho scritto assieme a Jimmy, anzi l’ha fatto quasi tutto lui: lì c’è questo un po’ di sapore infernale perché lui parla di dannati. L’arrangiamento del brano è particolarmente ben riuscito. In “L’angelo nocchiero” ci sono poche frasi, ben scritte, e l’ambientazione musicale rispecchia il testo. Da rimarcare “Il carro e l’aquila”, che precede il finale, un pezzo molto duro che sottolinea la tensione del particolare episodio nel Paradiso Terrestre. “E rinnovato volo”, che esce un po’ dalle logiche del progressive, è il canto di una persona che prima si è depurata e che, dopo aver salutato tutti, va verso Beatrice, verso il Paradiso. Il brano esula dal genere musicale prog, somiglia ad una ballata degli anni andati con un coro particolare. Infatti ,a Roma, ho un coro presso la Fondazione Santa Lucia per il recupero di persone che hanno deficit, nel caso specifico parliamo dell’afasia. Il coro è misto, formato da persone con problemi e normodotati, una quarantina di persone. Hanno ascoltato “E rinnovato volo“ e se ne sono innamorati. Il brano è piaciuto molto anche alla Sony che ha distribuito il CD. “Avari e prodighi” è il brano più rock anni ‘70 che richiama uno standard ben preciso.  I primi tre accordi fanno parte di molti brani musicali e li ho usati per non distrarre troppo l’ascoltatore dal testo. Infatti nel brano ho voluto privilegiare il testo, prendendo in giro gli avari, più che condannandoli. I tre accordi vengono riportati per tutto il brano a parte l’assolo di Leonardo al centro che è una variante molto piacevole. In “Golosi” abbiamo raccontato nel testo quello che Dante faceva: il Poeta era anche un dissoluto, frequentava osterie dove partecipava a gare di scambi verbali a base di sonetti inventati al volo con offese e prese in giro, spesso insieme al suo amico Forese Donati. Ho immaginato che, alla fine di ognuna di queste bravate, il cameriere portasse il conto. 

I Metamorfosi si sciolgono per tornare assieme nel 1996. Quali furono le condizioni che dovevamo maturare affinché il gruppo ritornasse assieme?

Fu proprio in una intervista fatta per ARLEQUINS una rivista che negli anni ‘90 funzionava per il prog, che incontrai Guido Bellachioma, uno dei più grossi esperti di prog in italia che, oltre ad essere giornalista, era un organizzatore di spettacoli. Lui mi stimolò a rimettere su il gruppo e scrissi il brano “Mururoa”, il primo brano dopo anni di assenza, pubblicato in un cd di raccolta di gruppi prog italiani. Nel 1996 al Testaccio Village di Roma, ad un raduno rock, rifacemmo “Inferno” con la nuova formazione e “Mururoa”: da lì in poi ci sono stati altri spettacoli con Guido che organizzava. Lui è stato il promotore e pungolo, tanto che “Paradiso” del 2004 l’abbiamo fatto assieme.

La storia dei vari componenti di Metamorfosi si intreccia con quella di altri gruppi dello stesso genere, il Banco, Le Orme, Gli Alunni del Sole, dato che alcuni componenti fanno o hanno fatto parte di altri gruppi. Questo ha dato un valore aggiunto al percorso artistico di Metamorfosi?

Ci dobbiamo sganciare dal concetto di gruppo. Metamorfosi è una realtà come altri gruppi. Quando un elemento contribuisce al “sound” di altre formazioni, c’è un arricchimento da parte del gruppo che lo riceve: è come avere un ospite in casa che dà una mano e diventa un arricchimento anche per l’ospite. Ogni volta che ho suonato in altri gruppi, ho portato il mio modo di suonare ma un pochino mi adattavo alla situazione. Per Fabio, con il Banco di Mutuo Soccorso, e Jimmy, con Le Orme, si è trattato di una nuova esperienza, di una crescita musicale, così come è stato per i due gruppi che li hanno ricevuti.

Grazie Enrico per questo prezioso contributo.

Grazie a voi e un saluto ai lettori di Valle d’Itria News.

*Vincenzo Salamina e Domenico Carriero sono appassionati di musica e conducono un programma su Youtube chiamato Music Challenge (che potete seguire qui). Con ValleditriaNews condividono amichevolmente le interviste a musicisti e artisti noti o meno della scena musicale italiana.

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