Ina, la storia di una donna che salva i cani che nessuno vuole

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Ambiente, Società


Frida è una cagnetta di taglia media. Ha gli occhi vispi e curiosi, il pelo lungo. Qualche esperto di cani potrebbe dire che è un meticcio, discende forse da un cavalier king e da qualche impavido cane randagio. Frida ha dodici anni, e prima di andare dal veterinario per i controlli prima dell’adozione, non era mai uscita dal canile.

Se Frida potrà vivere gli ultimi anni della sua vita lontana dalla gabbia del canile, amata e coccolata da una famiglia, lo si deve all’impegno costante e quotidiano di Ina Fumarola, una volontaria che si batte da anni per dare dignità ai cani, in particolare a quelli che nessuno vuole più, malati o troppo vecchi, magari non adatti a Instagram o alle passeggiate in centro.

Tutto è iniziato sei anni fa, o meglio, prima. Ina Fumarola è tedesca, sposata con un martinese, vivono qui da molti anni. Sei anni fa, andando a nuotare presso la piscina del Pergolo si è imbattuta in un cucciolo abbandonato, un piccolo randagio. Secondo il suo racconto, non se la sentiva di lasciarlo in mezzo alla strada e provò in tutti i modi di trovargli uno stallo, passando prima di tutto dall’Asl. “Mi consigliarono di riportarlo dove l’avevo trovato“, ci racconta sorpresa. Quel cane si chiama Pepe e da sei anni vive con Ina, in casa, o in giardino, insieme ad altri tre trovatelli.

Sarà stato lo sguardo straniero, estraneo, non allineato o non abituato ai nostri modi di fare, che hanno spinto la donna tedesca a occuparsi dei cani che nessuno vuole più. Un impegno costante e dispendioso, che riesce a portare a termine grazie alle donazioni di molti volontari. “Non è facile, perché è come se per i cani vecchi o malati non valesse la pena occuparsi”.

Sarà la mentalità contadina, quel retaggio che vedeva gli animali domestici qualcosa in più di un semplice utensile da lavoro, che una volta malato non serviva, un retaggio che non ha intaccato Ina e la voglia di far del bene, “di impedire i maltrattamenti degli animali”, spiega Fernando Caroli, storico veterinario di Martina Franca, che con la collega Angelita Colucci sostiene la battaglia di Ina Fumarola con le cure anche per i casi apparentemente più disperati. “Abbiamo ora in cura tre cani, uno di questi è stato vittima di un investimento. È stato operato male, a Taranto, dalla clinica convenzionata. È stato poi lasciato al canile con un’osteomielite in corso e il chiudo che spuntava dalla ferita”.

La storia di Ina Fumarola ispira fiducia nel prossimo, nella capacità delle persone di farsi influenzare positivamente dagli animali, esseri innocenti per antonomasia. Il suo impegno quotidiano, che va avanti ormai da anni, rischia di affievolirsi se non trova un giusto supporto. Si occupa di cani anziani, che nonostante non siano instagrammabili, sono portatori di un amore infinito, quella gratitudine che penetra le ossa e ci fa sentire vivi.

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