Piogge estive. Quando il nonno apriva il pozzo (e ora buttiamo l’acqua)

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Editoriali


Mentre ieri cadeva acqua dal cielo come non accadeva da mesi, mi è tornato in mente mio nonno che, quando si stava in campagna, in occasione di acquazzoni estivi, prendeva l’ombrello sempre pronto vicino alla porta e diceva alla nonna: “Sarà che devo aprire il pozzo”. Apriva la porta e con passo incerto andava verso il tombino al centro dell’aia per spostare le pietre che ne proteggevano l’ingresso. Poi tornava in casa e andava a sentire il rumore dell’acqua che entrava nel pozzo, che comunicava con una cisterna posta sotto ad una delle camere da letto. A seconda del rumore, decideva se tenere aperto o chiuso il pozzo.

Questo pensiero mi è balenato in mente mentre pensavo che i pluviali di casa mia erano stati fatti non per raccogliere l’acqua, ma per gettarla il più lontana possibile, per strada, andandosi poi a raccogliere nelle fogne e quindi nei canali che la portano infine in falda. Acqua sprecata, mentre intorno a noi si leggono notizie di una siccità sempre più incalzante.

La stupidità umana è sorprendente. Abbiamo un problema di risorse idriche importanti, in Puglia, perché la falda si trova molto sotto alla superficie e siamo costretti a comprare acqua dalla Basilicata, la quale però sembra essere in affanno, e quando il cielo ci manda acqua in abbondanza non siamo più attrezzati per raccoglierla. In nome di un’idea di progresso unica per tutto l’occidente, abbiamo vissuto gli ultimi cinquant’anni come se il territorio intorno a non avesse alcuna importanza, anzi, come se potessimo vivere benissimo senza tener conto di dove fossimo. Un’idea di benessere unica da Los Angeles a Martina Franca, da Londra fino a Ragusa: l’ingegneria e la tecnica usate per piegare la natura, e non per creare nuovi e sostenibili modi di convivenza. L’idea cartesiano dell’uomo fuori dal Creato che ne regola la vita arrivato all’esasperazione.

E ora ne paghiamo le conseguenze: abbiamo sete, ma per decenni non abbiamo costruito sistemi per raccogliere l’acqua.

Nel programma del neosindaco di Gianfranco Palmisano, il tema dei pozzi è riportato:

Un tema che non possiamo ignorare è la crescente carenza idrica che sta investendo il nostro territorio negli ultimi anni. La preoccupante scarsità di piogge induce il governo della città a preoccuparsi del recupero della maggior quantità di acqua possibile durante gli eventi piovosi con azioni di incentivo al recupero e riutilizzo delle cisterne e pozzi già presenti nel centro storico e nell’agro ed attivando iniziative di sensibilizzazione e strategie di abbattimento di sprechi e realizzazione di nuovi sistemi di raccolta cittadina.

Gianfranco Palmisano – Quello che vogliamo fare

Non c’è tempo ora per tergiversare sul tema. Sarebbe opportuno che la consapevolezza di un nuovo rapporto con la natura diventi prioritario nell’agenda politica, magari non di tutta l’Amministrazione ma almeno di un assessore, qualcuno che non si faccia prendere dall’ubriacatura da post su Facebook e che non misuri il proprio lavoro in termini di like. Occorre magare rivedere i regolamenti edilizi che impongano a chi ristruttura nel centro storico il recupero dei pozzi di pertinenza e magari gli ordini professionali potrebbero contribuire fattivamente, riportando esperienze o suggerendo i modi migliori.

La sfida che siamo chiamati a raccogliere non riguarda solo pochi, ma tutti, e serve innanzitutto stabilire delle priorità. Sta piovendo, occorre uscire e aprire il pozzo.

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