La Corte dei Conti ha strigliato Palazzo Ducale in merito agli esercizi 2019 e 2020, durante la seconda Amministrazione Ancona, in particolare per quanto riguarda il fondo di accantonamento per il contenzioso e la difficoltà di esigere le tasse comunali.
Sono stati consiglieri Nicola Gallone, Michele Marraffa, Grazia Lillo e Oronzo Basile a darne notizia, durante una conferenza stampa organizzata per l’occasione, alla quale mancava l’UDC, la quale, si è appreso durante la conferenza di lunedì scorso, era stata coinvolta ma non avrebbe potuto partecipare.
L’8 gennaio scorso, ai consiglieri comunali è stato recapitato un lungo documento firmato dalla Corte dei Conti con il quale si poneva all’evidenza dei consiglieri che la Corte raccomanda “al Comune di attenersi a comportamenti conformi ad una sana gestione finanziaria”. In particolare, in riferimento alla gestione del fondo di accantonamento, la Corte rileva che il denaro accantonato non era sufficiente, e lo stesso dicasi per l’anno 2020: “«”Orbene, venendo alla fattispecie in esame, se nel rendiconto 2019 il Fondo rischi fosse stato correttamente quantificato in € 3.363.338,40, in luogo di € 1.400.000,00, la parte disponibile del risultato di amministrazione (pari a € 1.270.587,71) avrebbe registrato un disavanzo di – € 10.138,67”.
Lo stesso è accaduto per il 2020, tranne poi, nel 2021, vedersi stanziare più fondi, come a coprire quanto non accantonato negli anni precedenti. Per la Corte è rilevante. Ancora di più potrebbe essere il sostanziale deficit di riscossione delle tasse da parte del Comune. La Corte fa “rilevare l’esistenza di una vera e propria criticità in punto di capacità di riscossione delle entrate proprie, con particolare riferimento a quella in conto residui e recupero evasione, suscettibile di incidere, in prospettiva, sul mantenimento degli equilibri finanziari” e quindi: “Ulteriori dati che rappresentano, in maniera emblematica, la difficoltà nella riscossione dei crediti emergono dal seguente prospetto trasmesso dall’Ente, attestante l’esistenza di consistenti residui attivi conservati al 31.12.2020 per IMU/TASI (€ 2.398.318,17); TARSU/TIA/TARI/TARES (€ 13.171.303,44) e sanzioni per violazioni codice della strada (€ 1.064.818,08)”. Secondo quanto scrive la Corte, nel 2018 il Comune ha riscosso il 58,82% delle tasse, nel 2019 il 55,08% e nel 2020 il 61,40%.
Sul tema parla Anna Lasorte, assessore al Bilancio: “Non possiamo nasconderci ma tutti i comuni sono nelle stesse condizioni. Ad oggi dico che c’è una riscossione di addizionale comunale più elevata, non in percentuale, ma in valori assoluti. Evidentemente sono cresciuti i redditi. Per la riscossione Tari, in generale, abbiamo aumentato la riscossione e tramite la consulenza Cerved, stiamo incassando di più. Siamo soddisfatti, ma occorre considerare che il Comune, in caso di mancato pagamento, non può accedere direttamente ai conti correnti, così come fa l’Agenzia delle Entrate. L’andamento della riscossione a Martina è in linea con gli altri comuni italiani, determinato anche da vuoti normativi”.
La situazione preoccupa l’opposizione: “I bilanci passati incidono fortemente su quelli attuali” ha commentato la consigliera Grazia Lillo, annunciando una stretta nei controlli fino a fare l’accesso agli atti delle cause in corso. “Il comune di Martina Franca sembrava come la borsetta di mamma: vado e prendo. Abbiamo sollevato un problema, quando abbiamo chiesto come mai ci fossero così tanti debiti fuori bilancio” ha invece esordito Michele Marraffa, che ha spiegato “ci sono due modi per recuperare le somme che mancano e il primo è aumentare le tasse ai martinesi”. Secondo quanto afferma il consigliere, l’opposizione sarebbe pronta a chiedere la convocazione di una seduta di Consiglio ad hoc. Gallone e Basile, invece, parlano rispettivamente di «necessità di una risposta da parte del sindaco» e di “mancanza di fiducia”.
In Consiglio, comunque, la relazione della Corte dei Conti arriverà, come prevede la norma. A Palazzo Ducale sono però abbastanza tranquilli, perché secondo quanto si apprende, le somme accantonate sarebbero comunque state sufficienti. Quello che preoccupa però è la fideiussione riguardante la piscina comunale, per la quale la società convenzionata, la Albatros, ha chiesto una proroga. La Corte dei Conti ha chiesto una relazione scritta in trenta giorni, considerando però che la fideiussione, prevista dal diritto sportivo, era stata concessa nel 2006, all’epoca dell’Amministrazione Conserva. Nel 2021 la società chiese una proroga della concessione, una richiesta determinata anche dalle evidenti difficoltà incorse durante la pandemia. Nel valutare questa possibilità il Comune decise di accantonare la somme di circa cinquecentomila euro, per sostenere gli eventuali problemi.
Visione Comune non fa mancare il commento, con una nota firmata dai consiglieri Giuseppe Serio, Valentina Lenoci e Paolo Vinci (manca l’assessore Lasorte che dovrebbe essere espressione dello stesso partito e che avrebbe titolarità sull’argomento): “Fa, però, sorridere che tali sollecitazioni pervengano dall’area politica che ha definito le tasse “pizzo di Stato” e ha incoraggiato l’evasione fiscale operando diversi condoni mascherati dalle varie rottamazioni che sono intervenute proprio sulle annualità in questione. Contro l’ultima di queste rottamazioni, nel luglio scorso, si sono pronunciati solo i Consiglieri di Visione Comune e la Consigliera Tiziana Schiavone. Tuttavia, ci fa piacere sapere che finalmente, nella lotta all’evasione fiscale, avremo al nostro fianco anche gli esponenti locali del centro destra. Una buona notizia soprattutto per i cittadini onesti che pagano le tasse”.

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