Metà delle famiglie pugliesi vive con 1.100 euro netti al mese, e non riesce a mettere da parte nulla. La situazione sociale rischia di trasformarsi in un una bomba, e per questo i sindacati Cgil e Uil dichiarano per oggi lo sciopero generale (qui tutti i dati).
Le motivazioni dello sciopero generale di oggi 29 novembre 2024 sono state spiegate in una conferenza stampa a Bari. Spiega la segretaria generale della Cgil Puglia Gigia Bucci: “le ricadute della manovra saranno pesanti soprattutto in territori come i nostri, attraversati da povertà salariale, lavoro precario, gender gap occupazionale tra i più alti d’Europa, debolezza dei settori produttivi, investimenti sulla sanità a partire dal personale medico e infermieristico. Dove i giovani continuano a emigrare in cerca di un lavoro dignitoso, e gli 850mila lavoratori e lavoratrici dei settori privati vivono mediamente con poco più di 1100 euro netti al mese a causa di lavoro intermittente e stagionale”. “Ci sono tutte le ragioni – conclude la segretaria generale della Cgil Puglia – per scioperare contro un Governo che non fa nulla per sostenere chi vive di lavoro e pensioni, e in più rischia di toglierci diritti costituzionali come la sanità e la scuola pubblica.
“Ci accusano di mettere in piazza uno sciopero politico e ideologico, ma evidentemente chi lancia queste accuse non conosce i reali problemi del Paese, del Mezzogiorno e della Puglia”, afferma Gianni Ricci, segretario generale della Uil Puglia. “Il nostro è uno sciopero su temi estremamente concreti, altro che politica. Questa manovra non prevede alcuna misura per aumentare salari e pensioni, che qui in Puglia sono tra i più bassi e poveri d’Europa, non c’è nulla sulla sicurezza sul lavoro nonostante le oltre 50 vittime registrate finora, non stanzia un centesimo, anzi taglia oltre 4 miliardi al settore industriale nonostante solo qui da noi siano aperte circa 50 vertenze, il ricorso alla cassa integrazione sia il più alto d’Italia e 20mila lavoratori siano a rischio licenziamento”.
Alla vigilia dello sciopero generale indetto da CGIL e UIL a livello nazionale, si consuma inoltre un pericoloso strappo nelle relazioni sindacali con Poste Italiane.
Mercoledì, infatti, il tavolo nazionale chiamato a discutere la riorganizzazione del servizio e la relativa stabilizzazione di circa 7.500 precari, si è svolto in un clima di epurazione, escludendo dal confronto proprio le due sigle organizzatrici dello sciopero.
Le Rappresentanze Sindacali Unitarie delle lavoratrici e dei lavoratori e le organizzazioni sindacali CGIL e UIL inspiegabilmente sono state messe fuori e l’accordo è stato firmato in assenza di quella importante fetta di rappresentanti dei lavoratori.
Una posizione chiaramente filo governativa che tende a tener fuori da ogni possibile confronto e dialogo, le posizioni di chi evidentemente è in disaccordo, protesta e difende i diritti dei lavoratori – dice Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC CGIL di Taranto, che decide quindi di lanciare un segnale forte già durante lo sciopero di domani.
Il processo di stabilizzazione a Taranto riguarda anche le lavoratrici e lavoratori del settore, ed è un fatto molto grave che si debba parlare del loro destino, della loro vita, senza che sia consentita la partecipazione al confronto dei loro rappresentanti sindacali – dichiara ancora Paola Palumbo, coordinatrice area servizi postali TA della SLC CGIL di Taranto.
Un fatto gravissimo – termina Tiziana Ronsisvalle – che ci spinge ad essere ancora più convintamente presenti allo sciopero di domani.

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