La Shoah. La nostra memoria RAM

La Shoah, l’Olocausto, è un fatto storico acclarato e dimostra in maniera incontrovertibile quanto l’Uomo sia capace di progettare e realizzare sistemi di sfruttamento su altri esseri umani. È l’unico genocidio della storia? No, evidentemente. La distruzione delle civiltà del continente americano da parte degli europei ha prodotto molte più vittime, ma non avevamo la capacità di documentarlo, a differenza di quanto fece l’Armata Rossa quando il 27 gennaio 1945 entrò ad Auschwitz.

Cosa è la Shoah e cosa sono stati i campi di lavoro e sterminio è materia di storici ed educatori. Ma tutto l’Occidente è stato capace di non far cadere nel dimenticatoio la brutalità dei nazifascisti, affinché non fosse più ripetuto.

Ho avuto la fortuna di visitare Auschwitz, con gli scout, due decenni fa. La guida, che parlava italiano, ci mostrava stanza per stanza cosa avveniva ai deportati. Nulla era lasciato al caso, tutto era gestito con la più precisa attenzione burocratica. Del resto l’Olocausto, sebbene giustificato politicamente e culturalmente da secoli di antisemitismo, è stato anche un modo per permettere alla Germania nazista di avere schiavi a disposizione.

Nel museo di Auschwitz c’è una grande stanza con ammucchiati tutti i capelli tagliati ai deportati. C’è quella con le valigie e quella con le scarpe. Nessuna delle vittime aveva idea di cosa sarebbe stato e così viaggiavano sugli inesorabili treni convinti di iniziare una nuova vita altrove. Vedere la massa delle scarpe, di tutte le dimensioni, ammucchiata nello stanzone, è terribilmente emozionante. La Shoah c’è stata, davvero, le persone davvero sono state gasate e bruciate negli enormi camini.

A ricordare l’orrore ci pensa una giornata mondiale: il Giorno della Memoria. La memoria è un esercizio collettivo, e si fa bene a celebrare un evento terribile, affinché – appunto – non possa più ripetersi. L’esercizio della memoria, però, è un’attività quotidiana, contemporanea, non è uno stanco cantilenare numeri e nomi, deve servire per comprendere i fenomeni, prendere decisioni, progettare lo sviluppo.

Un po’ come nei computer, la memoria di cui abbiamo bisogno, che va alimentata e protetta, è la RAM, ovvero quello spazio che permette ai programmi di funzionare correttamente. È una memoria dinamica, capace di adattarsi alle necessità, che contiene sì informazioni stabili, ma che possono essere utilizzate per far funzionare qualcosa qui e ora.

Spesso si eccede, come in questi due ultimi anni in cui è davvero necessario distinguere il popolo ebreo dal governo israeliano, in una eccessiva semplificazione, che da un lato vede i nazisti come il male assoluto, dall’altro le vittime della Shoah. In mezzo però c’erano milioni di europei che per vent’anni che hanno avuto un ruolo: per evitare l’attecchimento delle idee nazifasciste, per evitare l’ingresso in guerra, per evitare lo Sterminio. La memoria Ram dovrebbe essere quello spazio di manovra dove le informazioni storiche – i dati – possono essere utilizzati per immaginare lo sviluppo ed evitare la barbarie.

Forse abbiamo bisogno di ricordare che giornate come quella di oggi non sono scontate, che allo Zyklon-B si è arrivati un passettino alla volta, tentativo dopo tentativo, violenza dopo violenza, restringendo sempre più la Ram della società fino a rendere naturale creare la perfetta industrializzazione della morte, così come è stato l’Olocausto.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.