Il Comune di Martina Franca ha messo a disposizione dei cittadini un pullman gratuito per andare a manifestare, sabato prossimo, a Roma, per l’Europa. La manifestazione è partita da un paio di editoriali di Michele Serra, giornalista di Repubblica fino a due settimane fa, e sembra essere una di quelle cose improvvise, nate dal basso, e che immediatamente hanno raccolto una enorme quantità di adesioni. La risposta enorme all’appello di Serra da un lato ci dice che le persone hanno voglia di trovare un senso, una direzione, che finora manca nella politica attuale, ormai ridotta, dal paesello fino a Roma, a questioni di incarichi e poltrone. La partecipazione al voto, sempre più bassa, non è indice di disinteresse nei confronti della politica, ma nei confronti dei politici. L’idea che si possa lavorare insieme per un grande ideale è quello che ha tenuto unite le persone: fare l’Italia, fare la rivoluzione, difendersi dai comunisti, difendersi dai nazisti, spazzare via i fascisti. Ora qual è l’ideale che può unire e farci sentire gli uni fratelli (o compagni) degli altri, se non l’Europa, che rischia di essere solo un luogo dove i ricchi americani, russi, arabi e cinesi verranno a passare le vacanze?
L’appello di Michele Serra è del 27 febbraio. Dopo pochi giorni la Von Der Leyen annuncia 800 miliardi di investimenti per riarmare l’Europa. Nessun problema di pareggio di bilancio, nessun problema di risorse. Millemila problemi per lo sviluppo delle politiche sociali sono sfumati con la possibilità di realizzare fucili e bombe a mano, carri armati e cacciabombardieri. Si sa che i soldi per la sanità pubblica sono un problema, perché occorre rendicontare fino al centesimo, mentre i proiettili che saranno usati per difenderci (da non si sa chi, al momento) sono una urgenza. Non le tac, non le analisi, non le scuole, non i libri, non lo sviluppo.
Sostenere che Michele Serra abbia fatto appello a sostegno indiretto del progetto di ReArm Europe è una forzatura, nonostante le note posizioni del giornale su cui scriveva. Eppure a poco a poco sembra la piazza di Roma sarà gremita anche da coloro che sono contenti di andare alla guerra, o meglio, di mandare i giovani e i poveri in guerra, che da sempre chi decide non va in trincea.
Serra ha chiesto che non ci siano altre bandiere se non quelle europee, ma perché non portarsi anche le bandiere della pace? Potrebbe essere un bel segnale quello di riempire la piazza con gli arcobaleni e l’azzurro, con generazioni che si uniscono nel messaggio di fare del nostro Vecchio Continente un esempio: si può vivere in pace se si rinuncia a fare la guerra. La ricetta è semplice, chi dice il contrario mente sapendo di mentire.
Facciamo nostre le parole di Giulio Marcon, pubblicate su Sbilanciamoci:
Siamo per l’Europa, quella federalista e democratica di Altiero Spinelli. Siamo per l’Europa, quella dei cittadini e delle cittadine che ogni giorno si impegnano per il bene comune. Siamo per l’Europa della pace e della cooperazione, che non spende 800 miliardi per le armi, ma per la sanità, il lavoro, l’ambiente. L’Europa fortezza non è la nostra Europa, come non lo è quella dei muri e dell’egoismo economico.
Quindi facciamo appello a coloro che parteciperanno: portatevi la bandiera della pace. Se non ve la faranno sventolare, allora quella piazza sarà per la guerra.

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