Questa storia è accaduta il 21 ottobre scorso. È notte, siamo nei pressi di Piazza XX Settembre. Un giovane cammina da solo, come fa spesso. È la sua abitudine: camminare per la città a qualsiasi ora. Da tempo, sembra, un gruppo di ragazzini l’avrebbe preso di mira. Scambi di battute, qualche sfottò. Questa volta però la situazione degenera. In pochi minuti si scatena la violenza. Cinque ragazzini contro uno solo, che ha la peggio: due denti rotti e due settimane di prognosi.
Il ragazzo, inserito già da tempo in una rete di protezione per persone fragili, denuncia ai carabinieri. Che iniziano a fare le indagini. Ci vuole tempo, però, perché bisogna ricostruire gli avvenimenti, capire chi sono le persone coinvolte. Ci sono minorenni, probabilmente.
I mesi passano. Nel frattempo i cinque ragazzi saranno tornati alla loro vita normale, a scuola, in palestra, in famiglia. Chissà cosa avranno raccontato a casa, chissà se l’avranno fatto. Chissà come avranno commentato nella chat di gruppo la bravata, la violenza, il rumore dei denti rotti, la percezione della paura della vittima. Chissà se l’avranno fatto.
C’è voluto tempo perché la notizia emergesse. Prima un sussurro, poi una mezzo voce. Poi la conferma. Poi la seconda. Il fatto è successo. Il fatto è grave. La città – e le famiglie di questi cinque bulli – non può non sapere.
Di questa vicenda ha dato notizia ieri il Quotidiano di Puglia, ripresa poi da Studio 100.

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