Valle d’Itria, addio al paesaggio? 1.227 autorizzazioni in dieci anni solo a Martina Franca

Piscine, nuove costruzioni, autorizzazioni su autorizzazioni: la pressione sul territorio rurale cresce senza sosta. A lanciare l’allarme è il Politecnico di Bari, che nel monitoraggio sull’attuazione del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR) ha individuato Martina Franca come caso emblematico di urbanizzazione della campagna.

I numeri parlano chiaro: tra il 2015 e il 2024 il Comune ha rilasciato 1.227 autorizzazioni paesaggistiche, di cui 1.092 – l’89% – riguardano interventi nell’agro. A presentare questi dati è stato il professor Nicola Martinelli, ordinario di Urbanistica, durante la tappa di Noci del tour “Paesaggi in azione”. E il suo commento non lascia spazio a interpretazioni: “Il paesaggio di Martina Franca è stato aggredito. La linea tendenziale dai dati è preoccupante perché la bellezza del territorio è messa a repentaglio. Tra un po’ non lo sarà più”. Del resto, basta riprendere alcuni passaggi del Pug approvato all’unanimità un anno fa: “Le principali trasformazioni e pressioni in atto nel territorio rurale sono rappresentate da: incremento del carico insediativo legato a una domanda turistica attualmente in forte crescita, con conseguente diffusione e polverizzazione insediativa (sprinkling) nell’agro; contestuale abbandono tanto dei beni di pregio che delle pratiche rurali tradizionali; riduzione degli elementi di naturalità, con conseguente accentuazione della frammentarietà e discontinuità

Secondo Martinelli, la spinta turistica sta generando una trasformazione profonda, guidata da logiche economiche che pretendono modifiche strutturali permanenti: costruzioni diffuse, nuove piscine, frammentazione del paesaggio. Non a caso, nel solo territorio martinese, solo in due zone, sono state registrate 21 richieste per piscine: 10 nella zona urbana “Ferrovia” (tra via Taranto, via Mottola e il Pergolo) e 11 nell’agro tra via Alberobello e via Noci.

Il problema delle commissioni paesaggistiche

Il problema, però, non è solo l’intensità degli interventi, ma anche la mancanza di una visione condivisa: ogni commissione paesaggistica lavora per conto proprio, senza un coordinamento d’ambito: “Il problema delle commissioni di paesaggio è quella di fare di lavori troppo diversificati territorio per territorio e di non darsi criteri comuni, seppur con le dovute differenze. È un lavoro troppo disarticolato” “Serve un cambio di metodo”, sottolinea Martinelli. “l monitoraggio serve proprio a questo: a capire dove stiamo andando, e come intervenire prima che sia troppo tardi”.

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