Stare insieme. Cosa ci insegna la Sumud Flotilla

La maggioranza degli italiani è a favore dell’azione della Sumud Flotilla. Non lo dice solo la mia bacheca Facebook, ma anche due importanti sondaggi, entrambi fatti sulla platea nazionale. Il primo sostiene che ben il 72% degli italiani sostiene l’azione della flotta di volontari, mentre il secondo sostiene che la maggioranza ha compreso la motivazione della loro azione (in totale il 54%). Un italiano su quattro, purtroppo, pensa che la Flotilla sia in realtà un’azione di provocazione nei confronti del Governo Meloni, dimostrando un certo analfabetismo funzionale, perché la Sumud Flotilla è composta da 44 imbarcazioni e oltre 500 volontari, da tutto il mondo. È al quanto improbabile che tutte queste persone e tutte queste organizzazioni si siano messe d’accordo per mettere in difficoltà la premier. Forse questa percezione è il frutto di una narrazione distorta da parte di alcuni media nazionali, che hanno polarizzato una iniziativa globale su un livello nazionale che nulla c’entra, o in parte, con la vicenda. Certo, l’Italia è uno dei pochissimi Paesi al mondo che non riconosce lo stato della Palestina, nonostante l’80,3% degli italiani sarebbe d’accordo (qui il terzo sondaggio).

La Sumud Flotilla ci ha tenuto col fiato sospeso fino a stanotte, quando la flotta è stata intercettata illegalmente – perché in acque internazionali – dall’esercito israeliano. Il vero problema della Flotilla è che ha messo a nudo la verità sul mondo in cui viviamo, in cui il diritto internazionale, come dice il nostro Ministro degli Esteri, conta ma fino a un certo punto. L’azione israeliana è illegale a il Paese dovrebbe meritare le stesse sanzioni che sono state comminate giustamente alla Russia, ad esempio, o a tutti gli altri Stati colpevoli di violare le regole di convivenza. Regole che sono solo storielle che ci raccontiamo per farci stare buoni, almeno secondo una parafrasi delle parole del Ministro.

La seconda cosa che la Flotilla ha messo a nudo è che la popolazione è solidale e messa nelle condizioni di farlo, è pronta ad aiutare ed aiutarsi. In una situazione geopolitica instabile, le divisioni sono necessarie per alimentare le fazioni, e l’idea che si possa essere solidali al di là dei confini, delle religioni e delle appartenenze, mette a repentaglio la tenuta del racconto ufficiale. Solo pochi esaltati non vedono l’ora di menare le mani. Figuriamoci fare la guerra.

La terza cosa che la Flotilla ci insegna, l’esempio più concreto, è che sia possibile mettersi insieme per una giusta causa, al di là delle appartenenze e delle nazionalità. Esistono valori che non conoscono confini. Assistere alla morte dei bambini per fame (se avete figli, immaginate cosa significhi non poter dare loro da mangiare per giorni e giorni) è un motivo più che sufficiente per affrontare il Mediterraneo d’autunno, su barche di ogni tipo, pur di rompere l’assedio. E l’assedio si può rompere, come mostra la nave Mikeno, che è riuscita ad arrivare sulle spiagge di Gaza.

C’è la possibilità di cooperare per una giusta causa, quindi. Anche rischiando la vita. Anche affrontando uno degli eserciti più potenti al mondo.

Se prendiamo ad esempio quello che hanno fatto i 500 volontari della Flotilla, cosa ci impedisce di immaginare di cooperare per risolvere, ad esempio, il problema dell’Ilva, il colabrodo industriale che non ha più ragion d’essere (qui l’analisi seria e qui una storiella se ancora non vi è chiaro). La Flotilla dovrebbe insegnare a tutti (e in particolare a chi si sente solidale con essa) a mettere da parte le differenze per un obiettivo comune, a non cercare divisioni, a non arroccarsi su inutili Aventini, considerando i tempi bui – ma proprio bui – che viviamo. Allontanate chi lavora per dividere, chi fonda la propria posizione sulle macerie degli altri.

Oggi ci saranno presidi in piazza ovunque, anche a Martina Franca. Se potete, partecipate. Uscire dalla propria casa fa bene, alzare la testa dal cellulare pure, anche alla cervicale. Facciamo che abbiamo imparato qualcosa – anche se poco – dalla Flotilla, che la maggioranza degli italiani sostiene.

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