La Puglia fotografata dalla classifica sulla “Qualità della vita” del Sole 24 Ore, elaborata come ogni anno su novanta indicatori diversi aggiornati per la maggior parte al 2024 e alcuni al 2025, non è un territorio omogeneo. Mentre la provincia – o meglio – la città metropolitana di Bari sembra avere le caratteristiche di un territorio che sta crescendo, le province di Foggia e Taranto rimangono fanalini di coda a livello nazionale. In generale, però, nessuna delle sei province pugliesi è riuscita a superare la metà della classifica che mette in fila tutte le 107 province italiane. Bari è la prima, al sessantasettesimo posto, ma perde due posizioni; Lecce è all’ottantunesimo posto, perdendo ben nove posizioni; Barletta-Andria-Trani è all’ottantaseiesimo posto, stabile; Brindisi all’ottantottesimo posto, ne guadagna una; Foggia è al novantottesimo posto mentre fanalino di coda è Taranto perde ben cinque posizioni, arrivando al novantanovesimo posto. Il dato finale è ricavato dalla media aritmetica semplice dei sei diversi domini in cui sono divisi gli indicatori con i quali i ricercatori, giunti ormai alla trentaseiesima edizione della classificano, provano a sintetizzare la situazione della società italiana nella sua poliedricità.
I dati parlano chiaro: a Taranto meno della metà della popolazione ha un lavoro, il 44,2%, contro una media nazionale del 67%, a fronte di un territorio barese dove la percentuale è del 63,4. Nella provincia jonica c’è anche il peggior tasso di mancata partecipazione al lavoro (ovvero disoccupati e inattivi): il 38% a fronte di una media nazionale dell’11%. È il peggior dato italiano. Male se la passa anche Foggia, a giudicare dal reddito medio disponibile pro capite, dato ricavato in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne su studi 2023: un cittadino foggiano ha un reddito medio di poco meno di quindicimila euro annui, a fronte di una media nazionale di oltre ventunomila. È la peggior provincia d’Italia. Numeri che fanno il paio anche con la percentuale di diplomati: il 50% della popolazione, a fronte di una media nazionale del 65%: è al 104° posto. Peggio è messa la Bat, fanalino di coda nazionale, con una percentuale di diplomati del 45%. A Foggia su cento abitanti solo diciannove sono laureati, ma sta comunque meglio di Brindisi, con sedici. Nel dominio “Affari e lavoro” Taranto è penultima nella classifica nazionale. Anche Bari, che sta messa notevolmente meglio, non può dirsi soddisfatta: quasi tutte le performance sono al di sotto della media nazionale.
Pessima la performance di raccolta differenziata, Foggia è terzultima in tutta Italia, con una media del 44%. Taranto, con il 52%, sta poche posizioni più su, al 101° posto. Ma la sostenibilità racconta di una Puglia in cui ci sono eccellenze, come Lecce, al terzo posto nazionale per la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili, con il 98%, seguita dalla Bat, all’ottavo posto nazionale, con il 97%. E le province di Bari, Brindisi e Barletta-Andria-Trani possono vantare una qualità dell’aria eccellente, calcolato con un indice che conta almeno quattro giorni consecutivi grazie ai dati di 3BMeteo. Bari, inoltre, è al primo posto nazionale per il clima, seguito a ruota dalla Bat, su un indicatore composto, come si legge sulla ricerca, da quindici valori diversi «su dati forniti da 3Bmeteo e riferiti ad oltre un decennio di performance climatiche rilevate sulla Penisola». Non sono solo i giorni di sole, ma anche l’assenza di ondate di caldo o di eventi estremi. Bene Brindisi, al quarto posto nazionale.
Positivo il dato relativo al turismo, dove Bari al sesto posto nazionale, con più 14% di arrivi rispetto all’anno precedente e Taranto, con più 11%, che è al dodicesimo posto. Bene Foggia anche per la percentuale di aree protette, quasi il trenta percento del territorio, e Brindisi, che è al sesto posto nazionale per il numero di mensilità che occorrono per acquistare un casa (“solo” quarantadue). Nono posto nazionale per la provincia di Lecce per la qualità della Pubblica Amministrazione.

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