La Corte costituzionale, con la sentenza n. 188 depositata martedì 16 dicembre 2025, ha chiuso (senza entrare nel merito) il contenzioso avviato dal Governo contro la norma della Regione Puglia che, nelle procedure di gara, impone alle stazioni appaltanti di verificare che i contratti indicati prevedano una soglia minima inderogabile di 9 euro l’ora: prima come “trattamento economico minimo” e poi, dopo una modifica successiva, come “retribuzione minima tabellare”. La Consulta ha riunito i ricorsi e ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità sollevate, ritenendo carente l’impostazione delle censure rispetto ai parametri invocati.
Nel ricorso, la Presidenza del Consiglio aveva lamentato la violazione degli articoli 36 e 39 della Costituzione, sostenendo che la disciplina regionale avrebbe inciso sull’autonomia della contrattazione collettiva nella determinazione delle retribuzioni, oltre a richiamare l’articolo 117 sul riparto di competenze. La Corte ha però osservato che le disposizioni contestate non introducono un obbligo generalizzato di retribuzione minima valido per tutti i contratti di lavoro privato stipulati sul territorio regionale: il loro ambito di applicazione resta circoscritto agli appalti pubblici e alle concessioni affidati dalla Regione e dagli enti strumentali. Per questo, le questioni sono state dichiarate inammissibili anche perché, rispetto a ciascun parametro evocato, non sono stati adeguatamente prospettati profili legati ai beni e agli interessi costituzionali in gioco nello specifico contesto delle procedure di evidenza pubblica.
Dopo la decisione, sul piano politico sono arrivati commenti e rivendicazioni. L’ex presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha parlato di “una vittoria importantissima”, ricordando che la Puglia sarebbe stata “la prima Regione” a intervenire sul tema. Nel testo si cita anche la Toscana, che avrebbe introdotto una norma analoga e che sarebbe stata a sua volta impugnata dal Governo; e si richiamano delibere di altri enti locali sul salario minimo a 9 euro l’ora, tra cui Napoli, Milano, Firenze e Livorno. Il neo governatore pugliese Antonio Decaro definisce la pronuncia “un punto di partenza importante” e annuncia l’intenzione di sperimentare la norma negli appalti regionali e nelle concessioni, condividendone gli effetti con il partenariato socio-economico, “anche in vista di possibili estensioni”.
Dal fronte delle opposizioni, nel testo vengono riportate le reazioni del deputato M5S Leonardo Donno, che interpreta la decisione come un segnale contro la linea del Governo sul salario minimo, e del deputato Avs Angelo Bonelli, che parla di “sconfitta netta” dell’impostazione dell’esecutivo davanti alla Consulta.

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