Don Giovanni Ancona. La ricerca dell’impatto del digitale sull’umano

Mario Castellana intervista don Giovanni Ancona, già Professore Ordinario di Antropologia teologica ed Escatologia alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana della quale e stato già Decano e aderente al Forum della Ricerca di Martina Franca, che è stato presentato dal professor Castellana e dall’assessore alle Attività Culturali Carlo Dilonardo

Dove ha compiuto i suoi studi?

Ho iniziato i miei studi di teologia, finalizzati a ricevere l’ordinazione presbiterale, nell’Istituto Teologico Pugliese, con sede a Molfetta (oggi Facoltà Teologica Pugliese con sede a Bari), e li ho completati con un Dottorato di ricerca in Teologia Dogmatica nella Pontificia Università Lateranense (Roma), sotto la guida del grande maestro Prof. Marcello Bordoni.

Come si è sviluppata la passione per la ricerca?

La passione per la ricerca è stata abbastanza naturale, man mano che progredivo negli studi teologici. L’incontro con alcuni grandi maestri, poi, mi ha incoraggiato molto nel proseguire lungo la via dell’approfondimento teologico, tenendo conto del fatto che quanto andavo realizzando era importante per il servizio da svolgere nella chiesa di Taranto e in quella universale. Si può dire che ho letto tale esperienza nell’ottica della fede e quindi l’ho riconosciuta come una particolare vocazione nel contesto più ampio del ministero presbiterale, che vivo da più di quarant’anni.

In quale campo ha concentrato la sua ricerca?

La mia ricerca si è da subito focalizzata su temi riguardanti l’antropologia teologica (il discorso sull’uomo nell’orizzonte della fede) e l’escatologia (la riflessione sul destino dell’uomo, della sua storia e del suo mondo). Tra l’altro, assunto l’insegnamento della teologia dogmatica presso l’Istituto Teologico Pugliese nel lontano 1986, ho dato vita alla Cattedra di antropologia teologica ed escatologia, sino allora parcellizzata in diverse discipline. Il percorso di approfondimento dei temi afferenti alla disciplina, poi, è proseguito, già a partire dal 1990, con l’insegnamento della teologia dogmatica presso la Pontificia Università Lateranense e con l’assunzione della Cattedra, in qualità di Professo Ordinario, presso la Pontificia Università Urbaniana, di cui sono stato Preside della Facoltà di teologia per due mandati e direttore della Rivista Urbaniana University Journal.

Ci può descrivere alcuni dei risultati ottenuti?

I risultati ottenuti dal mio percorso di ricerca sono travasati in circa 30 volumi, tra manuali, saggi, curatele, e in più di cento articoli pubblicati in dizionari e riviste specializzate italiane e straniere.  Ma il risultato più importante è quello di aver contribuito alla formazione di tantissimi studenti di teologia (seminaristi, preti, religiosi e laici) provenienti da tutto il mondo. Molti di questi studenti, che hanno conseguito il Dottorato di ricerca, sotto la mia guida, sono ora docenti in tante università sparse nel mondo, dall’Africa all’Asia, dall’Europa all’America latina.

Quanto importanti sono i suoi studi nell’ambito della teologia?

Certamente non sono io che devo giudicare dell’importanza dei miei studi. Dico solamente che la mia competenza teologica è certamente stata utile, anzitutto per me stesso, per il fatto che ha sempre meglio consapevolizzato il mio ministero di presbitero; e, in secondo luogo, perché mi ha dato la possibilità di condividere il patrimonio della fede cristiana con tanti uomini e donne, appartenenti a diversi contesti esistenziali e culturali.

Quali sono i suoi interessi negli ultimi tempi?

I miei interessi sono sempre centrati intorno al tema antropologico. Attualmente sto approfondendo le questioni relative al mondo del digitale e dell’intelligenza artificiale e soprattutto il loro impatto sull’identità umana e sul vissuto credente. Una prossima pubblicazione (marzo 2026) sarà il primo frutto concreto del suddetto approfondimento. In più, sempre per i motivi già detti, mi sto avvicinando all’importante mondo della fisica quantistica.

Quali sono i suoi rapporti col nostro territorio?

Da un anno, essendo Professore emerito (dopo 40 anni di insegnamento), sono ritornato a vivere a Martina Franca. Collaboro stabilmente con la Parrocchia di Sant’Antonio, almeno quando non sono fuori per conferenze o altro; e sono il coordinatore del Centro di Formazione Culturale di Martina Franca: un Centro che vede il partenariato di diverse agenzie culturali presenti sul nostro territorio e che risponde a specifiche richieste di formazione culturale per il beneficio della nostra Città. Il Centro è un’esperienza che intende testimoniare al meglio come la cultura è un fatto sinodale; essa, infatti, è molto più credibile e adeguata quando viene prodotta insieme, comunitariamente, dai vari attori.

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