[Pesce d’aprile]
Sarà dedicata a Ernesto “Che” Guevara una nuova aula del Tribunale di Taranto, recentemente ristrutturata. La decisione è stata presa – non senza polemiche – durante l’assemblea mensile dei giudici e dei pm. La scelta di intitolare al rivoluzionario argentino e ministro della Cuba di Fidel Castro farà sicuramente discutere, ma rientra nelle prerogative dell’autonomia delle toghe.
La nuova “Aula Guevara”, collocata all’interno del complesso giudiziario di via Marche / Corso Italia, vuole – secondo quanto riferito dal gran ciambellano del Tribunale, P. D’Aprile – rappresentare “un richiamo ai valori della responsabilità civile, della coscienza morale e della tensione verso un ideale di equità”. La sede attuale del Tribunale, che ospita uffici civili, penali e Procura, si trova nel moderno complesso realizzato negli anni Settanta, nel quartiere Borgo, lungo Corso Italia.
L’attuale struttura fu inaugurata nella metà degli anni ’70 e divenne il cuore della giustizia tarantina, sostituendo progressivamente le storiche sedi precedenti del centro cittadino, tra cui il celebre Palazzo degli Uffici che aveva ospitato il Tribunale già dal 1897.
Nel corso dei decenni il palazzo di via Marche è diventato un punto di riferimento istituzionale per l’intera provincia, accogliendo alcuni dei processi più importanti della storia recente del territorio.
All’interno del documento magistrati, avvocati e rappresentanti del foro hanno sottolineato come la scelta del nome non intenda avere una valenza ideologica, bensì culturale. “Guevara fu prima di tutto un medico che scelse di mettere la propria vita al servizio di una visione di emancipazione collettiva”, ha dichiarato uno dei relatori.
Nato a Rosario, in Argentina, il 14 giugno 1928, Ernesto Guevara de la Serna divenne celebre in tutto il mondo per il suo ruolo nella rivoluzione cubana al fianco di Fidel Castro. Medico, scrittore e guerrigliero, il “Che” è rimasto nell’immaginario collettivo come simbolo di ribellione ai soprusi e di difesa degli ultimi, fino alla sua morte in Bolivia nel 1967, evento che ne consolidò il mito globale.
Non sono mancate, fuori dal Palazzo, reazioni contrastanti: se alcuni hanno accolto con favore l’iniziativa, definendola “un invito a riflettere sul significato profondo della giustizia”, altri hanno giudicato l’intitolazione divisiva per la natura storicamente controversa del personaggio.
Resta però il valore simbolico dell’operazione: un’aula di giustizia che porta il nome di un uomo diventato una delle icone più riconoscibili del Novecento.

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