Riceviamo e pubblichiamo una nota del Collettivo 080 che denuncia una situazione che si è venuta a creare presso la sede del Pergolo del liceo Tito Livio di Martina Franca, che pubblichiamo integralmente. Offriamo i nostri spazi alla scuola qualora volesse replicare.
Venerdì 24 aprile 2026, presso il Liceo Tito Livio di Martina Franca, due studenti della scuola sono stati redarguiti con l’accusa di aver promosso all’interno degli ambienti scolastici un’iniziativa per il 25 aprile, Festa della Liberazione dal nazifascismo.
Una studentessa, membro del Collettivo 080, è stata convocata in vicepresidenza e accusata, senza alcun tipo di prova, di aver affisso volantini relativi a un corteo antifascista patrocinato dal Comune di Martina Franca e organizzato dal Collettivo 080 – Rete degli Studenti Medi assieme ad altre associazioni, tra cui la sezione ANPI di Martina Franca e la CGIL Taranto.
Il colloquio, svolto alla presenza di altri docenti della scuola senza che fosse stato chiesto il consenso della studentessa, si è rapidamente trasformato in una filippica dai toni accesi contro di lei, ponendola in una condizione di forte disagio e aggravando il suo stato psicologico.
La situazione è poi degenerata nei corridoi, dove anche un altro studente, anch’egli membro del sindacato, è stato accusato e affrontato da più docenti, trovandosi di fatto isolato e sotto attacco. Il confronto, avvenuto in uno spazio pubblico, ha esposto entrambi a un clima di tensione e giudizio collettivo.
Questi episodi hanno contribuito a generare disagio negli studenti coinvolti, a causa della mancata tutela della loro privacy e di una lesione della loro dignità personale, configurandosi di fatto come una violazione dei loro diritti.
L’episodio non rappresenta un caso isolato, ma segue il rifiuto della scuola stessa di aderire a una serie di iniziative antifasciste, proposte da diverse realtà associative del territorio, tra cui il Comune stesso e l’organizzazione studentesca.
“Siamo stati accusati senza alcun tipo di prova, ma soltanto a causa della nostra militanza, segnale che la scuola non tollera esplicitamente queste forme di partecipazione attiva.
La scuola, che dovrebbe garantire il benessere psicologico dei suoi studenti, tutelare la loro privacy e difenderli da aggressioni e abusi, soprattutto in un’età delicata quale è l’adolescenza, non solo ha del tutto fallito nel suo compito ma, anzi, ha rappresentato la principale forma di minaccia a questi diritti, rendendoci vittime di attacchi verbali da parte di alcuni professori in spazi pubblici e sotto gli occhi dell’intera comunità studentesca, sottoponendoci al pubblico giudizio e di fatto violando la riservatezza e la dignità della nostra persona”, dichiara la studentessa coinvolta nella vicenda.
“È inaccettabile che la scuola sia uno spazio di intimidazione, dove l’impegno civico di alcuni studenti viene sminuito e attaccato, divenendo oggetto di rimprovero e pubblica diffamazione da parte di alcuni docenti. Questo scenario va perfettamente a inserirsi nel progetto di scuola di Valditara, in cui lo studente non deve più rappresentare un cittadino consapevole, pensante e partecipe, ma è ridotto a un soggetto silente e passivo”, dichiara Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi.
“Questa condizione di subordinazione voluta per gli studenti emerge anche di fronte a circolari discutibili, come quella sul ‘Contraddittorio’, più volte richiamata da alcuni docenti. Ci è stato persino proposto di porre una forma di contraddittorio rispetto all’iniziativa antifascista per il 25 aprile, patrocinata dal nostro Comune, che stavamo cercando di promuovere all’interno della scuola. È inammissibile che l’istituzione scolastica non riesca ad avvicinarsi a iniziative, promosse dai suoi stessi studenti, improntate a sensibilizzare sui temi dell’antifascismo e della resistenza partigiana, valori fondanti della nostra Costituzione. Si sta diffondendo in questi spazi un clima di terrore che facilmente si può rispecchiare in quello seminato agli albori del fascismo, in cui la libertà di esprimersi e i valori democratici stanno venendo minacciati e, con questi, ogni forma di resistenza viene soppressa e sottoposta alla pubblica inquisizione”, dichiara la studentessa coinvolta nella vicenda.

Lascia un commento