PUG. La Soprintendenza frena: richieste correzioni su paesaggio, rinnovabili e sviluppo del territorio

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio ha espresso le proprie valutazioni nell’ambito del procedimento relativo al nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) del Comune di Martina Franca, indicando una serie di osservazioni e aspetti da approfondire prima del completamento dell’iter.

Nel documento viene richiamata innanzitutto la centralità del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), che in Puglia costituisce il riferimento per tutte le trasformazioni che incidono sul territorio e sul paesaggio.

C’è un passaggio che spesso sfugge quando si parla di Piano Urbanistico Generale: il PUG non è semplicemente un documento tecnico, ma una scelta politica.

Per questo il parere espresso dalla Soprintendenza sul nuovo strumento urbanistico di Martina Franca merita attenzione che va oltre il linguaggio amministrativo e le osservazioni procedurali.

Nel documento non c’è uno stop allo sviluppo, o una contrapposizione ideologica tra tutela e crescita. C’è però una domanda implicita che riguarda il futuro della città: quale modello di territorio vuole costruire Martina nei prossimi trent’anni?

Il punto sollevato dalla Soprintendenza non è se il territorio debba cambiare, ma come farlo. Ogni scelta urbanistica produce effetti che restano nel tempo e ridefiniscono il rapporto tra città, campagna e paesaggio. Per questo il tema assume un peso particolare nel caso di Martina.

Qui il paesaggio non è soltanto uno sfondo estetico: è economia, identità, attrattività, valore immobiliare, agricoltura, turismo. È uno dei pochi patrimoni che, una volta compromesso, difficilmente può essere ricostruito.

Per questo le richieste di maggiore attenzione sulle energie rinnovabili, sulle infrastrutture e sulla regolazione delle trasformazioni urbanistiche non andrebbero lette come una frenata burocratica, semmai come una richiesta di maggiore chiarezza politica.

Tra i passaggi più significativi del parere c’è proprio quello dedicato alla nuova circonvallazione prevista dal piano. La Soprintendenza riconosce che un’infrastruttura di questo tipo possa essere funzionale a migliorare la viabilità generale, ma pone una questione più profonda: migliorare il traffico coincide sempre con migliorare il territorio?

Secondo il documento, una nuova arteria in un contesto periurbano come quello martinese non è un semplice intervento tecnico, è un elemento che ridisegna il paesaggio, che crea nuovi margini urbani e modifica equilibri consolidati nel tempo.

L’osservazione più netta riguarda il rischio che la circonvallazione generi quelle che vengono definite, in sostanza, “aree di risulta”, cioè spazi senza una funzione chiara, esposti nel tempo a pressioni edificatorie e fenomeni di degrado lungo i confini tra città e campagna.

Il punto è ancora più delicato perché parte del tracciato e altre infrastrutture previste ricadrebbero all’interno del Parco Agricolo Multifunzionale di Valorizzazione della Valle dei Trulli e, secondo il parere, attraverserebbero anche porzioni di territorio classificate come “Fascia A – paesaggi della campagna”, cioè aree sottoposte a criteri di tutela più stringenti.

Qui il richiamo non è solo formale. La pianificazione paesaggistica regionale individua come elementi da preservare proprio ciò che costruisce l’identità materiale della Valle d’Itria: muretti a secco, trulli, lamie, filari alberati, vegetazione spontanea, terrazzamenti, sistemi storici di raccolta delle acque e morfologie naturali. Il disegno della mobilità, così come impostato, rischierebbe di non dialogare con la trama rurale esistente, ma di attraversarla e interromperla introducendo un ordine nuovo che potrebbe alterare relazioni costruite nel tempo tra paesaggio edificato e uso agricolo del territorio.

La domanda non è se Martina abbia bisogno di infrastrutture, la risposta è banalmente sì, ma dove costruirle, come e, soprattutto, con quale idea di città.

La stessa Soprintendenza indica una possibile direzione: qualora una nuova viabilità sia realmente necessaria, preferire una localizzazione più prossima al margine urbano esistente e accompagnarla non da semplici fasce alberate di compensazione, ma da una vera cintura verde capace di integrare città e campagna.

Ora il confronto torna nelle mani della politica e dell’amministrazione comunale.

Perché il PUG non dirà soltanto come cambierà Martina. Dirà anche se il futuro della città sarà costruito aggiungendo nuove infrastrutture al paesaggio o progettando infrastrutture che nascano dal paesaggio stesso.

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Commenti

Una risposta a “PUG. La Soprintendenza frena: richieste correzioni su paesaggio, rinnovabili e sviluppo del territorio”

  1. […] invece sta diventando molto più interessante ora, con i pareri transitori della Regione Puglia e della Soprintendenza. Proprio in merito a questo ultimo, di cui abbiamo parlato qui, il consigliere Guarini ha inviato […]

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