Per la collana “Dialogo con i Maestri dell’Università del Salento” della casa editrice Milella è uscito il volume “Dialogo con Mario Castellana” (Lecce, 2026), curato dagli ex allievi Demetrio Ria e Fabio Ciracì. Nell’intervista il filosofo della scienza martinese, per quasi cinquant’anni studente e poi docente all’Università del Salento, ripercorre il proprio percorso di studi e il contributo alla cosiddetta “Scuola Meridionale di Epistemologia“.
Per quasi cinquant’anni sei stato prima studente e poi docente di ‘Filosofia della scienza’ presso l’Università del Salento; alcuni tuoi ex-colleghi hanno avuto l’idea di mettere in piedi per la storica casa Editrice Milella, storica perché nata negli anni ’50-‘60 contestualmente con tale istituzione, una collana ‘Dialogo con i Maestri dell’Università del Salento’. Tale iniziativa è quasi unica nel panorama editoriale non solo pugliese, dove allievi e più giovani docenti intervistano un professore che lascia per motivi di età per averne contribuito con la sua attività di ricerca e didattica allo sviluppo; come secondo volume è apparso Dialogo con Mario Castellana (Lecce 2026), dove ti intervistano il tuo ex-allievo, Demetrio Ria e l’ex-studente Fabio Ciracì, diventati a loro volta docenti in diverse discipline, col mettere in evidenza il tuo particolare contributo a quella che è stata chiamata ‘Scuola Meridionale di Epistemologia’; ci vuoi dire qualcosa a riguardo?
Premetto che è stata chiamata così negli anni ’80 dal decano della Filosofia della scienza italiana, Ludovico Geymonat, per essere stato negli anni ’50 il primo ad avere una cattedra a Milano e autore di una nota Storia della filosofia per i licei; e questo avvenne dopo avere recensito le prime mie due monografie, ed era riferito al fatto che tale disciplina sino a quegli anni non veniva insegnata in nessuna Università del Sud se si esclude l’allora Università di Lecce, ora del Salento. Ma il tutto lo si deve al mio professore e Maestro Bruno Widmar, triestino di nascita ed ex-partigiano in Giustizia e Libertà, che venne ad insegnare sul finire degli anni ‘60 a Lecce col mettere su una cattedra in tale disciplina con molto successo con avere tra l’altro molti studenti martinesi dell’epoca. Laureatomi con lui, ho continuato ad approfondire il pensiero di alcuni filosofi della scienza francesi ed italiani, poco noti all’epoca e ritenuti marginali, ma che in questi ultimi decenni in tutto il mondo con traduzioni e lavori di molti giovani ricercatori sono diventati centrali nei dibattiti odierni sul valore della scienza; e dopo la sua morte, ho continuato con altri pochi colleghi su questa strada anche perché in tale disciplina, chiamata anche Epistemologia ed ora oggetto di studio da parte di molti sino a costituire uno dei capitoli più proficui del pensiero filosofico-scientifico, bisognava essere dei veri e propri militanti per farla decollare sia tra gli studenti ma soprattutto tra gli stessi docenti, non solo in discipline filosofiche, ed in particolare nelle stesse discipline scientifiche. Da tenere presente che tale disciplina ha come oggetto specifico di indagine la conoscenza prodotta dalle varie scienze per comprenderne la storia concettuale e soprattutto la particolare dimensione veritativa pur essendo soggetta a continui cambiamenti strutturali; a questo si aggiunge il fatto che in Italia da poco si sta costruendo un percorso del genere in tale campo mentre in altri paesi europei esiste una consolidata tradizione come, ad esempio, in Francia le cui figure dall’Ottocento in poi sono state, e sono ancora, oggetto dei miei studi per avere aperto un inedito e ricco capitolo di quello che chiamo ‘patrimonio epistemologico europeo’, che ho contribuito a far conoscere ai più giovani e non solo.
Nell’intervista si ripercorrono i momenti salienti del tuo percorso, fatto come ogni vicenda umana di sconfitte e di riconoscimenti, i rapporti di collaborazione con alcuni colleghi italiani e stranieri, alcuni dei quali chiamati ‘fratelli spirituali’; puoi parlarne?
Come in ogni storia dove sono protagonisti le persone in carne ed ossa, anche nella mia ci sono stati momenti alti e bassi; ho avuto subito un momento pieno di soddisfazione con la pubblicazione della mia tesi di laurea, chiaramente completamente rielaborata, recensita sulla rivista internazionale ‘Scientia’ fondata nel 1907 dal matematico Federigo Enriques, figura da me studiata sin da allora ed ancora in corso, da Ludovico Geymonat, come ho già detto, la massima autorità in Filosofia della scienza in Italia all’epoca; la recensione a questa monografia, che mi permise di entrare nel 1974 nei ranghi della ricerca universitaria, procurò dei problemi a livello personale con colleghi più anziani di me e di altre discipline, anche perché nel frattempo il mio professore, già malato da tempo, veniva sporadicamente a Lecce sino a morire nel 1980 con lasciarci in eredità la rivista ‘Il Protagora’ da lui fondata nel 1957. Si venne così ad interrompere un ciclo e mi trovai insieme ad altri suoi pochi allievi a seguire le piste da lui tracciate in un ambiente che si avviava su altre strade con tutti i problemi di una situazione del genere; tutto questo mi rese completamente autonomo nelle mie ricerche sino ad incontrare sul finire degli anni ’80 alcuni colleghi stranieri prima come lo studioso polacco Lech Witkowski che venne in Italia per delle ricerche sulle figure da me prese in esame. Grazie alla scuola di Geymonat di Milano, riuscimmo a conoscerci e a collaborare nel farle conoscere ad un pubblico più largo; da tenere presente, come ho riferito sopra, che tali figure come Federigo Enriques e Gaston Bachelard, pur avendo avuto un ruolo importante nel primo Novecento in Europa per aver messo in piedi un percorso particolare, erano ai margini dei dibattiti. Insieme con pochissimi altri, che operavano fuori dal circuito accademico, portammo avanti una vera e propria battaglia culturale con risultare alla fine vincente da porle all’attenzione generale con varie iniziative (convegni, traduzioni e ristampe di opere, ecc.), anche perché si fecero avanti negli anni ’90 nuovi studiosi e altri ma sempre fuori dall’Italia sino a costituire un gruppo di ricerca internazionale che trovò il suo centro propulsore nel Laboratoire Disciplinaire ‘Pensée des sciences’, fondato a Parigi da Charles Alunni col quale avviai dal 2000 in poi una stretta collaborazione con fondare a Lecce una sezione locale ed una collana con lo stesso titolo. Per tali motivi parlo nel Dialogo di ‘fratelli spirituali’, che poi è un’espressione di Federigo Enriques per indicare una battaglia condotta nei primi decenni del secolo scorso con studiosi francesi per portare avanti un modo nuovo di concepire i rapporti tra scienza e filosofia, da me ripreso e chiaramente sviluppato ed oggi riconosciuto da più parti come uno dei capitoli più importanti del ‘900; in questo senso sono stati anche i miei studenti e allievi e lo sono i più giovani ricercatori che lo stanno riscoprendo.
Tu hai condotto delle ricerche su alcune figure femminili del ‘900 quasi del tutto ignote che, grazie a te, sono diventate anch’esse punti di riferimento nel campo della tua disciplina e non solo; in tal modo hai quasi perfezionato un occhio clinico nello scovare figure e momenti che poi si rivelati importanti. Puoi accennare qualcosa?
Avere a che fare per molto tempo con delle figure che per motivi legati a contingenze storiche sono state fuori dai dibattiti in voga, molto probabilmente mi ha dato le giuste chiavi per rintracciarle e vedervi idee e progetti lungimiranti; e dato che ho trovato sempre delle insoddisfazioni per l’esistente anche nella mia disciplina, ho fatto emergere i punti più salienti nei loro percorsi che poi si sono rivelati a volte alternativi o, comunque, portatori di istanze diverse con le quali occorreva confrontarsi. Per questo ho chiamato un mio lavoro Cuori pensanti in filosofia della scienza (2018), dove ho preso in esame il pensiero epistemologico di tre figure femminili del mondo francese da Simone Weil, la più nota ma per altri motivi, ad Hélène Metzger, morta ad Auschwitz, a Suzanne Bachelard e le ho confrontate con la metodologia scientifica di Barbara McClintock, premio Nobel per la Medicina nel 1983; ne è scaturito un modo di intendere la scienza e di praticarla con l’entrare, come affermano, in empatia con il loro oggetto di indagine, visto come un soggetto e scovarne le più intime ragioni, donde l’uso del termine ‘cuori pensanti’, mutuato da Etthy Hillesum. Questo mi ha aiutato molto a scovare la dimensione spirituale implicita nella scienza, da me poi rintracciata in altri autori presi in esame e diventata un punto fermo; poi, per tali figure, produrre conoscenze del reale, con la conseguente riflessione filosofica, è condivisione di un bene comune, non è una attività solitaria ed è tesa a comprendere insieme le logiche del mondo sia naturale che umano, ed è frutto di faticosi processi che portano alla verità con assumere spesso il volto della resistenza contro le menzogne che specialmente in questi ultimi tempi sono all’ordine del giorno. E compito dei maestri, ad ogni livello, è educare oggi in particolar modo a mettere in piedi varie forme di resistenza contro tale stato di cose e dei ‘rimedi razionali, come li chiamava Hélène Metzger negli anni ‘30, per farvi fronte.
Sei pervenuto come ultima tappa del tuo percorso, con l’essere particolarmente impegnato anche nel nostro territorio, al cosiddetto pensiero complesso con dargli un volto, dove hai trovato altri ‘fratelli spirituali’ come Mauro Ceruti, il massimo rappresentante non solo italiano di tale sempre più cruciale capitolo del pensiero odierno insieme ad Edgar Morin; vuoi spiegare come ci sei arrivato?
Come afferma Mauro Ceruti che mi ha onorato di una sua prefazione alla mia ultima monografia Briciole di Complessità (2022 e ristampata nel 2023), è stata la lunga ‘navigazione sviluppata nella continua tensione fra le molteplici dimensioni del suo interrogare se stesso ed il suo tempo’ che mi ha permesso di arrivarci; ed è dovuto chiaramente al plafond concettuale maturato e rappresentato dal mio lungo confronto con le voci più vive del panorama epistemologico francese dove ho avuto la fortuna, ma cercata, di trovare delle figure, maschili e femminili, che mi hanno fatto prendere coscienza, sia sul terreno conoscitivo che esistenziale, dei ‘mille significati del reale’ che bisogna attraversare e ‘abitare’ come affermava Simone Weil negli anni ’30. Non a caso, ho messo come sottotitolo ‘Tra la rugosità del reale’, sua espressione per indicare le diverse ragioni del reale o livelli della realtà intrecciati tra di loro, come si dice oggi; tale espressione è il titolo che ho poi dato ad una rubrica sul giornale online ‘Odysseo. Navigatori della conoscenza’, fondato e diretto da un altro ‘fratello spirituale’ come Paolo Farina, dove continuiamo insieme su tale percorso, anche perché su Taranto, animato dall’infaticabile Domenico Maria Amalfitano, da diversi anni agisce un gruppo di professionisti che cerca di proporre soluzioni a problemi del nostro territorio secondo l’intelligenza della complessità con coinvolgermi in tale non facile impresa.
Nella copertina del libro hai fatto mettere la foto del trullo dove sei nato e cresciuto; ciò dimostra il tuo avere solide radici nella nostra città dove sei sempre vissuto. Ci sono altre motivazioni che spiegano tale scelta?
Ci sono una serie di ragioni, oltre a quelle familiari; una prima, casuale, è dovuta alla venuta a Martina del Prof. Dario Antiseri, scomparso qualche mese fa e col quale ho avuto una stretta collaborazione e personale amicizia, quando lo portai a visitare il trullo da rimanere sbalordito col dirmi scherzando: ‘devi essere orgoglioso, sei l’unico filosofo della scienza nato in un trullo’. Ma ci sono altre ragioni, diciamo così, di natura culturale anche perché, grazie alle sollecitazioni di amici impegnati nel valorizzare i beni presenti nel nostro territorio, nel tempo ho avuto modo di prendere in esame figure martinesi del passato come, ad esempio, il matematico Giuseppe Battaglini ed incuriosito del fatto che lo trovavo spesso citato da matematici francesi. In un primo momento non ho dato la dovuta attenzione ma dopo, con l’approfondire le geometrie non-euclidee, ho visto che Battaglini fu uno dei primi matematici a livello europeo a capirne l’importanza, a pagare le conseguenze per averle prese sul serio nel periodo borbonico per poi, grazie a tale impegno con l’avvento del nuovo Regno d’Italia, diventare docente di Geometria a Napoli e a Roma e creare una scuola di matematici a livello internazionale. Con un collega napoletano storico della scienza, curai negli anni ’90 il suo ricco epistolario con matematici italiani ed europei in un volume che venne finanziato dalla Provincia di Taranto. Ho continuato poi in seguito a lavorarci su con altri scritti col trovare recentemente un’altra figura martinese come Lelio Fanelli sempre del primo Ottocento, su invito del gruppo Umanesimo della Pietra, col coinvolgere la stessa Treccani dove hanno accettato la relativa voce nel Dizionario Biografico degli Italiani; tale figura poliedrica per gli interessi in campo giuridico, storico e scientifico, da essere come agronomo uno dei protagonisti del primo congresso degli scienziati italiani che si tenne a Napoli nel 1846, si impegnò moltissimo in campo didattico col tradurre in italiano opere dal francese tra cui un’opera dello scienziato e astronomo Laplace nel suo tentativo di rendere lo stato borbonico a passo con la modernità. Altri concittadini, sulla scia di questo, hanno preso in esame altre figure del nostro passato e ho dato loro una mano nel fare pubblicare le relative voci nel Dizionario Biografico degli Italiani, come la voce sul pedagogista Michelangelo Semeraro.
La tua attività, rivolta sempre ai più giovani, continua ancora e a tal fine, ti sei fatto protagonista su Martina in quest’ultimo anno di una iniziativa, il ‘Forum della ricerca’, forse unica nel suo genere e accettata dall’Amministrazione Comunale e dall’Assessorato alla Cultura, che ha l’obiettivo di far conoscere ricercatori e ricercatrici di origini martinesi impegnati nelle varie Università e in centri di ricerca nelle diverse discipline sia in Italia che all’estero; quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a tale ulteriore scelta?
Anche per questa mia ultima impresa hanno contribuito diversi fattori come in primis l’esperienza didattica e scientifica a partire dalla disciplina insegnata per oltre trent’anni, una strutturale disciplina-ponte tra saperi umanistici e saperi scientifici da nutrire continuamente con impegni che vanno al di là della pura ricerca; e per tali ragioni ho sempre dato un carattere militante, come i miei Maestri, al percorso messo in atto con impegnarmi a diffonderla, grazie anche al fatto di essere stato coinvolto nelle attività dell’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, con l’obiettivo primario di contribuire a far comprendere il valore della scienza e della ricerca più in generale nella odierna società della conoscenza. Essendo poi cittadino martinese, ho pensato, dato che conoscevo già alcuni nostri compaesani impegnati in ambito accademico in più discipline, quasi spontaneamente di verificarne il numero e soprattutto la presenza dei più giovani; insieme con l’Assessorato alla Cultura e l’aiuto di qualche amico da me coinvolto, si è messo in piedi il ‘Forum della ricerca’ con arrivare con nostra grande sorpresa sino ad ora a quasi ottanta dai più anziani ai più giovani con una folta presenza di figure femminili, sparsi in Italia, in Europa e negli USA presso Università ed enti di ricerca pubblici e privati come il CNR e la SISSA di Trieste, ad esempio. E dato che l’appetito viene mangiando, si sono organizzati e si stanno organizzando eventi per farli conoscere (incontri corali ed individuali, interviste sui giornali locali, sito sul Comune dove ogni ricercatore può inserire i propri dati, conferenze pubbliche presso il Comune ed associazioni culturali, ecc.). L’obiettivo è quello di far capire che il futuro di un territorio, come ci insegna il pensiero complesso, si gioca nella capacità di far interagire le forze ivi presenti e anche se tali ricercatori operano per lo più fuori dalla Puglia, se intercettati e coinvolti con adeguati interventi, possono essere d’aiuto alle imprese locali, bisognose di talenti per i processi di innovazione che devono mettere in atto, processi che già da tempo alcune realtà imprenditoriali esistenti nel territorio, come la FINSEA, hanno messo in atto con risultati di primo piano; e questo lo si deve non a caso ed in primis alle letture e alle tensioni cognitivo-esistenziali dei suoi fondatori e studiarne le dinamiche che l’hanno reso possibile, da me prese in considerazione nel mettermi in un umile ascolto, può risultare una strategia vincente. Non potevo io stesso immaginare, a questo punto, che la mia disciplina, la ‘Filosofia della scienza’, mi avrebbe condotto anche a questo; del resto si impara molto dal dare il dovuto ascolto agli ‘operai’ della conoscenza operanti nei diversi contesti, come chiamò il ‘militante’ Galileo in difesa della nuova scienza, osservandoli direttamente, coloro che lavoravano a costruire le galee negli arsenali navali di Venezia, ritenute all’epoca le migliori al mondo, e che gli permisero di arrivare a fissare i principi della statica, della dinamica e della meccanica, a base della società moderna.
(fonte foto: odysseo.it)

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