C’era una volta un palo della luce a San Paolo. Si chiamava Donato, come solo le cose a cui la gente finisce per affezionarsi. Il suo lavoro era semplice: accendersi al buio e dare sicurezza a residenti, passanti e automobilisti transitanti lungo la SP 69. A fine 2024 la lampada si brucia. Comincia così un’odissea che dura, ad oggi, un anno e mezzo.
Mentre Donato si spegneva in silenzio, l’Italia si scaldava per ben altro: l’esplosione nel deposito Eni di Calenzano (cinque morti) e il caso Almasri che infiammava i rapporti con la Corte penale internazionale. Il buio di un palo di campagna, ovviamente, non fa notizia.
A febbraio 2025 un solerte cittadino, ancora fiducioso nelle istituzioni (ingenuo lui), contatta telefonicamente la Polizia Locale di Martina Franca. Generalità, ubicazione del palo, rassicurazioni di rito: la chiamata si chiude in pochi secondi, con la garanzia di inoltrare prontamente la segnalazione all’ufficio competente. Mentre l’Italia si accalcava davanti alla tv per Sanremo e la Toscana faceva la storia con la prima legge regionale sul fine vita, Donato era lì ad aspettare una misera lampada.
Passano i mesi. Ogni sessanta giorni, con la puntualità di un rito religioso, il paziente cittadino richiama il comando di PL. Ogni volta la stessa sufficienza da funzionario in fine turno, ogni volta la stessa risposta: “Grazie, inoltriamo subito la segnalazione all’ufficio competente”. In autunno, colpo di scena: il nostro protagonista riesce a recuperare il numero di un assessore, che con molta disponibilità promette di “intercedere personalmente” presso la Provincia di Taranto (che nel frattempo vede l’elezione alla presidenza del sindaco di Martina Franca). Sono le settimane in cui l’Italia si mobilita per la Global Sumud Flotilla e a Parigi qualcuno svuota una teca del Louvre in sette minuti netti. Il colpo a effetto dell’assessore, invece, non arriva mai: la promessa resta lì, intatta, come un gioiello che nessuno ha il coraggio di rubare. Qualche settimana dopo il nostro cittadino, non pago (ma pagante), si presenta di persona al comando al Centro Servizi. Riceve la stessa cortese indifferenza, semplicemente confezionata in versione natalizia.
L’anno nuovo si snoda velocemente, passano altri mesi. A maggio 2026, mentre l’Italia si ferma per ben tre scioperi generali nello stesso mese – e Taranto ospita pure il suo “Uno Maggio Libero e Pensante” – il nostro disilluso eroe incontra per caso una squadra al lavoro su un altro lampione lungo la SP 69. Accosta e chiede lumi, letteralmente. Risposta: “Al rientro giriamo la segnalazione all’ingegnere competente”. Uno sciopero della buona volontà, evidentemente, non è mai stato proclamato. O forse quella non ha mai timbrato il cartellino.
Ed eccoci in questa estate, con l’ennesimo anticiclone subtropicale che in questi giorni sta arrostendo l’Italia intera ben oltre le medie stagionali. Sotto lo stesso sole, Donato è rovente e ancora spento. E nel frattempo non è più solo: altri pali del tratto lo hanno raggiunto nel buio, uno dopo l’altro, come luci di Natale andate improvvisamente in cortocircuito. Un vero e proprio rito collettivo.
Un anno e mezzo, infinite segnalazioni telefoniche, un pellegrinaggio di speranza al comando di Polizia Locale, la ferma promessa di un assessore e un incontro casuale con degli operai al lavoro sullo stesso tratto di Donato.
Il bilancio: zero lampadine, infinita pazienza, buio in loop continuo.
Ce la faremo a restituire un po’ di luce – e di dignità – a chi paga le tasse come tutti, ma che nell’agro – tolto il periodo di campagna elettorale – resta sempre e comunque un cittadino di serie B?
Donato, va detto, sa aspettare: è un palo e quello è il suo lavoro. Ma un palo lasciato al buio troppo a lungo smette di essere una metafora e diventa un sintomo.
– Sipario. Giù le luci.
– Sono già spente.

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