Ustica. Amato: “DC9 fu abbattuto dai francesi. Francia chieda scusa”

A 43 anni dai fatti, arrivano nel weekend importanti aggiornamenti circa il caso dell’abbattimento del DC9 Itavia al largo di Ustica. O meglio, non sono vere e proprie novità ma conferme circa quello che si è sempre saputo sin dall’inizio, nonostante le insabbiature a livello nazionale e internazionale (di Ustica e del ruolo del 3° ROC di Martina Franca ce ne eravamo già occupati 9 anni fa, QUI l’articolo)

Il jet di linea sarebbe stato infatti abbattuto da un missile francese e a sostenerlo non sono complottisti, visionari o millantatori ma addirittura l’ex premier Giuliano Amato, in una lunga intervista a Repubblica.

Secondo Amato l’obiettivo non erano ovviamente i civili a bordo del DC9 ma l’ex leader libico Gheddafi che però sfuggì all’abbattimento perché – secondo Amato – avvertito da Bettino Craxi, il quale in seconda battuta fu molto interessato a insabbiare tutto in quanto secondo l’ex premier la verità lo avrebbe “incolpato di infedeltà alla Nato e di spionaggio”.

“Dopo quarant’anni le vittime innocenti di Ustica non hanno avuto giustizia. Perché continuare a nascondere la verità? È arrivato il momento di gettare luce su un terribile segreto di Stato. Potrebbe farlo Macron. E potrebbe farlo la Nato. Chi sa ora parli: avrebbe grandi meriti verso le famiglie delle vittime e verso la Storia” sottolinea Amato che si spinge oltre, sostenendo che la versione più credibile sarebbe quella dell’abbattimento effettuato da un jet francese, coperto dagli americani.

“Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione. Il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l’attentato come incidente involontario… Da principio i militari si erano chiusi in un silenzio blindato, ostacolando le indagini. E quando da sottosegretario ebbi un ruolo in questa vicenda, nel 1986, cominciai a ricevere le visite dei generali che mi volevano convincere della tesi della bomba. Capivo che c’era una verità che andava schermata. E la nostra aeronautica era schierata in difesa della menzogna”, prosegue Amato in una ricostruzione che è circolata negli ambienti giornalistici sin da subito, grazie all’importante lavoro di ricostruzione svolto da Corrado Augias con la sua trasmissione “Telefono Giallo” e soprattutto Andrea Purgatori, scomparso pochissime settimane fa e che lascia un enorme vuoto nel lavoro di demolizione di quel muro di gomma raccontato dal regista Marco Risi in un film del 1991.

Dopo l’intervista sono prontamente arrivate le smentite a livello istituzionale, con Giorgia Meloni che ha dichiarato – in maniera crediamo alquanto affrettata – che “Nessun atto riguardante la tragedia del DC9 è coperto da segreto di Stato e nel corso dei decenni è stato svolto dall’autorità giudiziaria e dalle Commissioni parlamentari di inchiesta un lungo lavoro”.

Ben più posate ma decisamente ferme invece le parole del Vicepresidente CSM, Fabio Pinelli che ha definito inquietanti le parole di Amato, ricordando inoltre l’importante ruolo di Paolo Borsellino all’epoca dei fatti: “Borsellino portò avanti, con la consueta e riconosciuta capacità professionale e rettitudine morale, una delicatissima attività di indagine scontrandosi sovente con reticenze e depistaggi. Basti ricordare la vicenda sul radar di Marsala, come ricostruito meritevolmente dal compianto giornalista Andrea Purgatori”. Pinelli ha inoltre dichiarato che presto potrebbe avanzare alla Procura della Repubblica di Marsala “la richiesta di rendere accessibili tutti gli atti del procedimento di potenziale interesse di quell’inchiesta, nonché il compendio documentale delle iniziative portate avanti dal dottor Borsellino all’epoca”.

Per il momento nessun commento da Parigi, col ministero degli esteri che è comunque disponibile a chiarimenti, così come dichiarato dall’ufficio stampa presidenziale: “Su questa tragedia la Francia ha fornito ogni elemento in suo possesso ogni volta che le è stato chiesto. Restiamo ovviamente a disposizione per lavorare con l’Italia se ce lo chiederà”.

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.