Un uomo nudo ha messo a nudo il bullismo di Martina Franca

Ieri mattina un uomo si è aggirato nudo nelle strade di Martina Franca. La persona, le cui fragilità erano note al sistema di protezione sociale della nostra città, è uscita di casa sfuggendo al controllo del caregiver (rimaniamo sul vago per proteggere quel che è rimasto della sua privacy) e si è fatto un giretto in centro, per poi tornare verso casa sua, dove è stato intercettato dai carabinieri e accompagnato a casa.

Le foto e i video sono immediatamente circolati nelle chat e nei gruppi, e in men che non si dica sono arrivati prima ai giornali locali e da questi alle testate nazionali. Un uomo nudo che gira per strada può essere una notizia, perché avvenimento insolito, ma il giornalista è guidato dal codice deontologico (qui si può leggere integralmente) che lo aiuta a capire cosa diffondere e cosa no. Un uomo nudo che gira per strada in città può essere una notizia ma prima che venga diffusa è necessario comprendere a quale tipo di fenomeno si sta assistendo. Nel caso specifico si parla di una persona fragile, in cura presso il CSM.

Ma se il giornalista è guidato da un codice di comportamento e il suo lavoro è sottoposto a controlli, lo stesso non si può dire delle persone comuni che ieri hanno fatto reportage e diffuso video e foto di questa persona. Un profluvio di immagini che per tutta la giornata hanno occupato spazio e conversazioni, mostrando quello che più disumano c’è del percepire il mondo attraverso uno smartphone e attraverso il social.

Casualmente, ieri, il Corriere della Sera pubblica una notiziuola che ci aiuta a comprendere la perversione di quanto accaduto a Martina Franca. La figlia di Bruce Willis, la cui condizione sanitaria è nota a tutti, ha pubblicato una foto di lei che abbraccia il padre e questo ha fatto scatenare i commentatori che gli hanno scritto, riporto testualmente dal Corriere:

Non credo che dovresti esporre tuo padre al pubblico! È vulnerabile! E ci sono cose che dovrebbero rimanere private! Non hai il suo permesso per pubblicarlo!

A questo punto la domanda che ci poniamo è semplice e scontata: perché ci colpisce vedere un noto attore di Hollywood nella sua più fragile condizione e non ci sentiamo assolutamente coinvolti emotivamente nella diffusione di immagini di un nostro possibile vicino di casa? Probabilmente il motivo è che il social ci ha avvicinato moltissimo a perfetti sconosciuti creando una distanza siderale e emotivo con il nostro prossimo reale. In poche parole: Bruce Willis è una persona, l’uomo fragile di Martina Franca no.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine della città, sono state davvero poche le telefonate fatte ieri per segnalare quanto stava accadendo e non abbiamo visto nessuno – dalle foto e dai video – che si è fermato per coprire o chiedere all’uomo nudo se avesse bisogno di qualcosa. Ovvero, la parte umana del nostro essere sociali sembra sia venuta meno. Nonostante viviamo sotto lo stesso cielo, condividiamo acqua e cibo, la stessa aria, gli stessi disagi e le stesse passioni, lo stesso amore per la festa di San Martino, per il giro sullo stradone, per la bombetta e per il mare, nonostante andiamo a fare la spesa negli stessi luoghi, camminiamo sugli stessi marciapiedi e facciamo malesangue per gli stessi motivi, non abbiamo riconosciuto in quell’uomo che vagava esponendo senza filtri la propria condizione di fragilità, il nostro prossimo, il nostro fratello debole. E cosa si diventa quando viene meno l’empatia per chi è più fragile di noi?

Bulli.

Ieri un uomo fragile è stato bullizzato da tutta la città, sia da chi ha fatto le foto e i video, sia da chi non l’ha impedito, e magari anche da noi che interveniamo 24 ore dopo, invece di utilizzare i nostri canali di comunicazione per provare a stoppare la diffusione. Solo chi è stato bullizzato sa cosa significa subire questo comportamento, sentirsi impotenti nei confronti dei più forti che si accaniscono senza alcun motivo se non per divertimento. Qual è la differenza tra quello che è successo e il ragazzo che è stato selvaggiamente picchiato in piazza il 21 ottobre scorso? Che le mazzate ieri sono state virtuali, ma lasceranno lo stesso il segno, sul corpo dell’uomo e su quello della sua famiglia, dei suoi amici, e di chi lo conosceva.

Certo, col senno di poi è facile fare la morale. Occorreva essere lucidi già ieri e intervenire. Ma a 24 ore di distanza il paradosso della società in cui viviamo è evidente in tutta la sua violenta potenza. Gli smartphone e il social hanno creato distanze emotive con chi ci sta accanto, con il prossimo sconosciuto, trasformandoci da concittadini a spettatori della vita altrui.

Nel 2021 Eriksen, giocatore dell’Inter e della Danimarca, ebbe un infarto mentre giocava una partita contro la Finlandia, durante Euro 2021. Mentre era a terra, il capitano della Danimarca, Simon Kjaer, prima mette il giocatore in posizione di sicurezza, poi tranquillizza la fidanzata di Eriksen, quindi fa mettere i propri compagni di squadra tipo barriera oplitica per impedire che il suo compagno venisse fotografato o visto mentre era nella sua condizione di massima fragilità. Quella barriera di giocatori era un muro umano, anzi, un muro di umanità.

Quello che è mancato ieri, a Martina Franca, quando la città si è trasformata in spalti e nessun Kjaer ha difeso il nostro concittadino.

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