Depuratore di Martina Franca. La Regione farà le trincee drenanti. Passo indietro di anni

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Ambiente, Politica



Lo annuncia l’assessore Giannini al TGR di oggi: si realizzeranno le trincee drenanti in Valle d’Itria per sopperire al problema del depuratore di Martina Franca, attualmente sotto sequestro dalla magistratura di Taranto. Si tornerebbe indietro di anni, praticamente, da quando quel progetto fu definitivamente cassato grazie all’impegno sia di comitati che dell’Amministrazione Comunale, che da sempre bocciò il provvedimento (qui un articolo del 2012, in cui si riportano le parole di Isabella Massafra – Cgil – con le quali apprendevamo che il progetto del nuovo depuratore aumentava i costi di volta in volta: “Noi ci aspettavamo che l’incontro, svoltosi con un ritardo di cinque mesi rispetto all’impegno di due settimane, assunto il 9 gennaio, risultasse utile a prendere atto del lavoro svolto, rispetto ai due impegni assunti. Di fatto, invece, la situazione è rimasta la stessa del 9 gennaio con un’unica variante relativo al preventivo dei costi dell’investimento, individuati in circa 6 milioni di euro a gennaio, e lievitati a 9 milioni di euro a giugno. Per il resto ancora l’Autorità idrica Pugliese deve pronunciarsi sui costi e, per quanto riguarda la modifica del Piano della Tutela delle Acque , l’Assessore Amati ha deciso, a conclusione dell’incontro, che l’Autorità di gestione del Piano della Tutela delle Acque indica una conferenza preliminare per l’istruttoria degli atti finalizzati ad apportare la modifica al Piano della Tutela delle Acque con gli enti coinvolti nella procedura per la realizzazione dell’opera pubblica”.

Il problema del depuratore non riguarda solo il recapito finale, però. Secondo i dati delle analisi svolte sia da Arpa in questi anni (che si possono scaricare liberamente qui) e dalla magistratura di Taranto, è proprio il depuratore che non funziona. Ovunque si smaltiscano le acque, comunque sono terribilmente inquinate, sia che vadano nelle trincee drenanti, sia che vadano a finire in falda. Proporre le trincee drenanti, o una canalizzazione verso il Mar Piccolo, è gettare fumo negli occhi, spostare l’attenzione, non voler risolvere il problema. La politica questo lo sa bene e la Regione sta utilizzando l’occasione del sequestro per proporre un vecchio progetto, rigettato in tempi non sospetti non solo dai comitati e dalla Cgil, ma anche di Palazzo Ducale, che dovrà trovare la forza di far valere la propria opinione, cioè quella dei cittadini.


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