La democrazia in ostaggio della burocrazia

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Editoriali, Elezioni Amministrative 2017, Politica



Il futuro di Martina Franca sembra essere determinato da un verbale sbagliato. Un numero scritto dove non doveva, ha determinato l’esclusione di un candidato sindaco (Ancona) dal ballottaggio con Eligio Pizzigallo. Un verbale che il presidente, come dichiarato a ValleditriaNews, ha compilato secondo un proprio criterio e sul quale l’ufficio elettorale del Comune di Martina Franca era informato, tanto da dichiarare ufficialmente chi dovesse competere il 25 giugno (un risultato che è ancora sul sito del Viminale).

La commissione elettorale centrale, riunitasi a Piazza D’Angiò, ha invece dato per buono il risultato comunicato nel verbale, calcolando di nuovo il totale. Come è andata a finire, lo sappiamo…

A prescindere dai protagonisti della storia e dalle valutazioni politiche (i pochi voti di scarto), il tema è il rapporto tra burocrazia e democrazia, che a Martina Franca ha dimostrato fino a dove può spingersi. La burocrazia è fatta da uomini che seguono pedissequamente le leggi e attraverso il loro lavoro incidono sulla vita democratica di un Ente. La burocrazia non è neutrale, non è asettica, non è un software. Il giudice del lavoro De Napoli ha sommato i dati sui verbali e non è entrato nel merito se quei voti esistono o meno. Ci ha messo tre giorni, da lunedì a mercoledì. Il futuro della città, delle sue imprese, delle famiglie è di fatto determinato da un errore su un verbale e da una sovrapposizione di potere che è incapace di risolvere la questione. Toccherà al Tar, e quindi al Consiglio di Stato. La burocrazia, il potere dei verbali, è superiore alla democrazia, il potere delle persone. La burocrazia non è neutrale perchè prende parte nella questione elettorale, decide (anche se di non decidere), determina, con tutto il potere che ha, sceglie di salvare il verbale (un documento), sceglie di non favorire il racconto umano (la dichiarazione del presidente della sezione 9 e il riconteggio delle tabelle elettorali). Nonostante l’evidenza dell’errore, ammesso, dichiarato, firmato, non si può far nulla contro un verbale che non è modificabile. Ecco l’orrore che inizia a manifestarsi, l’essere mostruoso che appare in tutta la sua terribile potenza: la realtà non ha valore di fronte ad un documento scritto, non ha senso contro una firma immutabile. Siamo annichiliti di fronte la stupidità di un documento, un pezzo di carta, un segno su un pezzo di carta.

È colpa del giudice? È colpa della commissione? Forse è responsabilità di chi si nasconde dietro la complessità dei regolamenti, dietro i labirinti delle pratiche. La burocrazia è quell’insieme di centri di potere medio piccoli (dallo sportello all’anagrafe fino ai city manager) che determinano il funzionamento del Comune e della città, e oggi anche del risultato elettorale.


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