Elezioni. Oggi finisce una campagna elettorale privata.

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Mancano poche ore alla fine di questa campagna elettorale per le elezioni politiche 2018. Il popolo italiano è chiamato per la diciottesima volta nell’era repubblicana ad esprimere il proprio voto per l’elezione del Parlamento e del Senato. Si voterà in condizioni evidentemente diverse rispetto a quelle del 1948, quando l’affluenza non era un problema e si veniva da vent’anni di dittatura fascista e da una guerra devastante. Ora invece si fa appello ad andare a votare: candidati e rappresentanti politici non fanno che ripeterlo, eppure la legge elettorale con cui si sceglierà il prossimo Parlamento è stata fatta quasi per impedire a chiunque di capirci qualcosa. Da un lato si sostiene che le persone devono tornare ad interessarsi alla politica, dall’altro si impedisce, di fatto, con listini bloccati e conteggi complicati. Sembra quasi che il vero messaggio sia: partecipate alla politica, ma solo a quella che rappresento io.

Al netto dei contenuti di questa campagna elettorali, tarati più o meno a livello nazionale dalle agenzie di comunicazione che interpretano e commissionano i sondaggi sugli argomenti preferiti dai cittadini, a livello locale sono sempre stati i soliti, per tutti i candidati. C’è stato un solo confronto pubblico organizzato dai valenti di Upward ma si è andati forse troppo leggeri. Dei candidati all’uninominale solo uno sarà eletto e non sarà mica facile.

Quello però che è stato evidente per tutti è che questa campagna elettorale si è fatta notare per la sua assenza: nessun comizio in piazza, nessuna manifestazione. Tutto si è svolto al chiuso, in spazi privati, dove si accedeva spesso solo per invito. Alcuni sostengono che ci fosse un timore per la piazza vuota, ma a sentir loro sicuramente ci sarà il problema del maltempo (sarebbe interessante conoscere in termini di consenso quanto è valso tenere chiuse le scuole per neve appena accennata).

Mentre la campagna elettorale nazionale è stata dettata dai fatti di cronaca (Macerata), a livello locale c’è un tema che non è entrato per nulla o pochissimo (almeno a Martina Franca) che è quello dell’ILVA, nonostante sia importante sia dal punto di vista lavorativo per centinaia di martinesi, sia perché coinvolge, seppure di striscio, almeno uno dei candidati. Eppure la questione ILVA è vista a livello internazionale proprio come determinante per il futuro dell’intero Paese. Ne ha parlato il New York Times ed è stato ripreso praticamente da tutti. Il tema è molto scivoloso perché complesso e proprio la complessità è stata tenuta ben fuori dall’impercettibile dibattito.

Fuori dalla campagna elettorale è stata tenuta anche la situazione critica delle imprese martinesi, in particolare del settore manifatturiero. Mentre si aspira a vedere un territorio votato al turismo, dove i molti si immaginano a gestire b&b mentre bevono aperitivi al bar, le aziende chiudono e licenziano e i poveri diventano sempre più poveri.

Poveri in cui ci si è potuti specchiare almeno per un attimo, pochi giorni fa, quando la città ha sbattuto il muso contro una situazione di disagio estremo, conoscendo Teresa e i suoi cani. Il disagio sociale e l’esclusione a causa di problemi economici non sono stati sconfitti, ma semplicemente sbattuti ancora più lontani dai riflettori accesi su una città che si bea a riconoscersi nello specchio di chi ha successo tanto da dimenticare chi è davvero. Martina Franca, appunto, dove spesso il controllo sociale miete vittime silenziose. Anche questo è un tema politico. Eppure per un mese è sembrato di assistere ad una litigata tra bimbi di cinque anni: “Lui non mi parla perché si è offeso”, “Lui ha detto così, ma non è vero”, “Io sono meglio degli altri, è vero?”.

La campagna elettorale che sta finendo è stata sussurrata, suggerita. Un sussurrare elettorale che si è svolto prevalentemente nei gruppi Whatsapp, certamente a prova di troll, invece che pubblicamente anche su Facebook, piattaforma ormai quasi abbandonata per le difficoltà comunicative (da parte di tutti). Quando chiedi alle persone chi voteranno il loro sguardo indaga sul motivo della domanda. Il voto sembra quasi sempre un disagio e per pochissimi rappresenta un motivo di allegria. Si dovrebbe lavorare su questa dimensione, allargare il gioco, far partecipare tutti, e non solo a un mese dalle elezioni. Se le elezioni fossero un gioco collettivo e non la ricerca di un rinnovo contrattuale da parte di chi fa il politico a livello professionale. Ma ben vengano anche questi quando portano sul territorio benessere e ricchezza (non necessariamente materiale).

Con ValleditriaNews abbiamo fatto un esperimento: non abbiamo pubblicato nulla che riguardasse le elezioni. Nessuno dei nostri lettori ha protestato. Le elezioni sono sembrate cose private. Andate a votare pensando al futuro e non al presente.

 


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