La Valle d’Itria è solo un’espressione geografica?

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Cultura



Più passa il tempo e più ci accorgiamo che, parafrasando il principe di Metternich, la Valle d’Itria è un’astrazione geografica.

Un cassetto vuoto, da riempire di contenuti, da sfoggiare in qualche fiera di promozione turistica, facendo spesso scena muta. Se fa tenerezza l’idea di andare tutti insieme per promuovere un brand, portandosi dietro tutta la famiglia di assessori al turismo, facendo finta che è tutto sotto controllo, cercando di tenere a bada i malumori di alcuni comuni che fremono per rivendicare la loro supremazia minacciando uscite strategiche dal progetto Valle d’Itria, a chi scrive non convincono le parole soloniche utilizzate dai vari amministratori che in nome di una geografia avventuristica ipotizzano scenari accattivanti paragonabili quelli raccontati da Cristoforo Colombo a Isabella di Castiglia prima di salpare da Palos.

Tranquilli il sepolcro è vuoto, anche perché non c’è nessuno che studia il fenomeno “Valle d’Itria”, questo, infatti, si dà per scontato e la regione e i comuni appaltano l’idea a operatori commerciali, di marketing poco avvezzi alle carte geologiche e ai documenti d’archivio.

Se Martina Franca è “Città del Festival della Valle d’Itria ”, Cisternino “Città della Pace”, Locorotondo è “Città delle cummerse”. Costruzioni identiche a quelle presenti in tutti i centri storici della “Murgia dei trulli”.

Se un tempo Locorotondo era famosa per il vino bianco doc, oggi invece lo è per le cummerse “perle della Valle d’Itria”. Così almeno recita il cartello che è stato posto qualche giorno fa all’ingresso della città.

Un cartello che, sostanzialmente, racconta due cose: la prima è che si vuole a tutti i costi essere nel brand “valle d’Itria”, un brand come s’è detto vuoto, e la seconda è il vero e proprio colpo di spugna del recente passato legato al vino. Il cartello che recitava “Locorotondo città del vino bianco doc” ora è sparito lasciando il passo a quello sulle cummerse.

Facendo cadere così, anche l’ultimo ricordo di quell’esperimento, in qualche modo, considerato illuminato chiamato Cantina Sociale che portava la firma del banchiere Sigismondo Calella assieme ad altri diciotto “pionieri” .

Una cantina sociale che ha segnato il passo di questo territorio, garantendo, se non altro, un elemento connotativo della produzione del vino bianco e calmierando anche i prezzi, uniformando e certificando la qualità.

Oggi tutto questo non esiste più, ci ritroviamo a cercare un elemento che contraddistingua campanilisticamente il nostro borgo ma ci ritroviamo sempre più soli. Similes cum similibus congregantur aveva consigliato addirittura la Regione e ci ritroviamo per soli due giorni di fiera a Milano (BIT) con 1600 euro di meno nelle casse comunali e senza un progetto condiviso e lungimirante dove l’idea più riuscita minuto più, minuto meno è stata quella di accedere simultaneamente gli alberi di natale nelle rispettive piazze.

Come al solito poche idee e molto confuse.

Come andrà a finire?

 Male se non si comincia a considerare per davvero la nostra memoria, a ricordare quello che eravamo per capire cosa siamo diventati e cosa possiamo fare da grandi.

Aspettando il prossimo selfie in qualche piazza principale o in qualche ristorante attendiamo fiduciosi un’idea brillante per poterci identificare per davvero in un brand chiamato Valle d’Itria.

Quando, nel 1847, il cancelliere austriaco scrisse in una lettera: “l’Italia è un’espressione geografica” (attenzione, evidenziando un dato di fatto) fece infuriare i liberali italiani che l’anno successivo diedero fuoco alle polveri facendo scoppiare quelli passati alla storia come i moti del ’48.

In altre parole   i “patrioti” si appropriarono polemicamente delle parole del diplomatico di origine tedesca, utilizzandole  in chiave rivoluzionaria  per risvegliare il sentimento anti-austriaco negli italiani.

Fernand Braudel geografo e storico del Mediterraneo diversi anni fa, provocatoriamente alla costatazione di Metternich rispose se fosse davvero poca cosa essere un’espressione geografica.

Del diplomatico e cancelliere Klemens von Metternich pochi hanno oggi memoria ma quell’”espressione geografica” chiamata Italia è ancora davanti ai nostri occhi e soprattutto sotto i nostri piedi.

 Quello che ci auguriamo è che stessa sorte tocchi, prima o poi, anche alla nostra Valle.


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