La Valle d’Itria sia la nostra casa di pietra

Chi si ricorda la storia dei tre porcellini? Facciamo un breve riassunto, per chi avesse perso la memoria infantile. Tre piccoli porcellini vengono cacciati di casa e devono trovarsi un riparo. Il primo decide di farsi una casa di paglia, rimedio veloce, e in poco tempo è dentro. Il secondo usa assi di legno, ci mette più tempo del primo, ma non gli serve che qualche giorno in più. Il terzo invece, deriso da entrambi i fratelli, decide di usare la pietra. In ogni fiaba europea che si rispetti non manca il lupo, che arriva e in poco tempo ha la meglio dei primi due fratelli, con le loro case veloci ma insicure. Non riesce però a sopraffare il terzo, caldamente al riparo della sua casa di pietra.

Ieri sera il Pd di Martina Franca guidato da Alba Lupoli ha inaugurato la prima edizione della Festa dell’Unità della Valle d’Itria, organizzata coi circoli di Cisternino e Locorotondo. Il primo evento – iniziato con un’ora di ritardo – riguardava proprio l’iter avviato per l’Unione dei Comuni, per il quale le amministrazioni di Martina, Locorotondo e Alberobello hanno già fatto delibere di indirizzo. All’evento era presente anche il governatore pugliese Michele Emiliano, che sull’Unione ha detto molto poco, se non che “è un modo per efficientare” e anche “un modo per stare più vicini ai cittadini”. A lui piace definirsi “sindaco di Puglia”, ma questa è un’altra storia.

L’idea di unire la Valle d’Itria circola da tempo, con insistenza, e non è un caso – lasciatecelo dire – che questa testata abbia questo nome, perché la Valle d’Itria è casa nostra, o che la più importante manifestazione culturale, il Festival, fondato quasi 50 anni fa, si chiami così. Ora, invece, c’è una necessità impellente: razionalizzare le spese, garantendo i servizi ai cittadini.

Dopo Emiliano, è toccato a Franco Ancona intervenire. L’ex sindaco di Martina Franca fa risalire l’idea di unire la Valle d’Itria a “Città e campagna”, storica rivista della sinistra martinese, e al circolo Arci, e quindi in qualche maniera, intestandosi l’idea. Al netto di questo, comunque, l’ex sindaco è lucido quando spiega che l’Unione dei Comuni è un nuovo ente pubblico, una nuova amministrazione, non un accordo o un protocollo. L’Unione, inoltre, secondo Ancona permetterebbe di avere più forza per esprimere bisogni o proporre piattaforme strategiche.

Se nei fatti non si può dar torto ad Ancona, per l’utilizzo dell’Unione come nuovo strumento amministrativo, basti pensare al più volte citato esempio della gestione dei rifiuti, il ragionamento dell’ex sindaco mostra qualche importante crepa riguardo i confini. Secondo Ancona bisognerebbe lavorare su un nucleo ristretto, i tre comuni che davvero si spartiscono la Valle intesa come bacino orografico, e questo escluderebbe Ceglie Messapica, che pur potendo guardare al Salento, preferisce spingere per la Valle d’Itria, tanto da essersi espressa ufficialmente nel 2015, e Ostuni, che con la sua marina permetterebbe uno sbocco sul mare.

Sul tema dei confini, e non solo, rintuzza il sindaco di Cisternino Lorenzo Perrini, che invece sembra guardare favorevolmente Ostuni e magari anche Fasano, senza contare Alberobello, che avrebbe un ruolo strategico per il riconoscimento Unesco e per la storia turistica. Poi si perde, però, secondo noi, perché un po’ confonde l’Ente che si andrebbe a creare, col brand.

Il brand è l’identità. Ne più, nè meno. È un concetto astratto che serve per giustificare alcune cose, per necessità narrative. È la casa di paglia del primo porcellino: al primo soffio del lupo (che può essere una nuova pandemia, il crollo di internet, la crisi climatica, gli alieni), la casa di paglia si sfalda lasciando i suoi abitanti alla mercé della fiera di turno. Ragionare invece restringendo i confini è una casa di legno: ci vuole più tempo, è più solida, ma è comunque fragile. Basta un incendio, una pioggia troppo forte, ed è come se non fosse mai esistita. Addio porcellini!

La Valle d’Itria, invece, dovrebbe essere la nostra casa di pietra, progettata per durare, per resistere alle intemperie, al soffio del lupo, all’incendio, alla xylella, alla pandemia, alla fine della globalizzazione. Come può un territorio pensare di offrire opportunità ai cittadini se non ha uno sbocco sul mare, che significa relazioni, opportunità commerciali ma anche pesca e itticoltura? E come si può tener fuori Noci, ad esempio, con i suoi allevamenti? E Alberobello, con la sua decennale esperienza turistica? E Ceglie, che ha fatto dell’enogastronomia il proprio asset? Per fare una casa di pietra occorre un progetto, una visione, ma globale, non esclusivamente basata sulla possibile ridefinizione dei bacini elettorali (eh sì, che mica siamo fessi…) fondata su solidi principi storici e culturali. Alle delibere di indirizzo dovrebbero seguire affidamenti a ricercatori per rintracciare le radici, ragionare con gli economisti per immaginare masterplan. È un territorio che ha una sua identità, fatta di molteplici punti di vista, ma occorre avviare un percorso.

Come ha fatto il Partito Democratico, più volte criticato su queste colonne, ma che ha il merito di aver intrapreso l’unica strada che porta al futuro, peraltro già aperta da altri, in passato, come l’ex consigliere regionale Franco Laddomada o, in ordine di tempo, i quattro sindaci, in occasione di una iniziativa organizzata a Locorotondo e infine Magica Valle d’Itria. Non un caso, quindi, che sia stato l’argomento iniziale della Festa dell’Unità.

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