Non solo case abbandonate, ma anche seconde case, che negli ultimi anni sono diventate spesso b&b o case vacanza. I dati, diffusi in questi giorni da Openpolis su base Istat, rivela che quasi la metà delle abitazioni in Valle d’Itria è disabitata, con differenze sostanziali tra i comuni.
A Martina Franca ci sono 34.049 abitazioni. Di queste, 13.603 non sono occupate, pari al 40% delle abitazioni complessive (nel 2011 erano circa 11 mila).
Per abitazioni non occupate, spiegano su Openpolis, si intende “si intende le abitazioni vuote o occupate esclusivamente da persone non dimoranti abitualmente. Questo calcolo è stato effettuato da Istat considerando dati censuari e dati amministrativi presenti nel registro statistico dei luoghi, in particolare nella componente del registro statistico di base degli edifici e delle unità abitative“. L’elaborazione è su dati 2021.
Se Martina Franca piange, il resto dei comuni della Valle d’Itria non ride, perché questo fenomeno si può spiegare sì per l’abitudine ad avere seconde case, ma anche a causa del progressivo spopolamento dei nostri territori.
A Locorotondo ci sono 8.897 abitazioni, e 3.115, pari al 35%, non sono occupate.
A Alberobello ci sono 6.671 abitazioni, e 2.395, pari al 35,9%, non sono occupate.
A Cisternino ci sono 8.283 abitazioni, e 3.326, pari al 40,2%, non sono occupate.
A Ostuni ci sono 30.628 abitazioni, e 17.060, pari al 55,7%, non sono occupate.
A Ceglie Messapica ci sono 15.841 abitazioni, di cui 7.390, pari al 46,7%, non sono occupate.
Se guardiamo più a sud, vediamo che la percentuale si abbassa. A Crispiano ci sono 7.076 abitazioni e solo il 24,3% delle abitazioni non è occupata.
A Taranto ci sono 100.425 abitazioni e solo 18.177, pari al 18,1%, non sono occupate.
Questi dati, ovvero la presenza di abitazioni vuote, dovrebbe far riflettere anche e soprattutto in fase di elaborazione dei piani urbanistici. A chi davvero interessa la possibilità di costruire nuove case o nuovi condomini?

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