Il premier israeliano Netanyahu non dovrebbe essere inserito tra i mostri dell’esposizione artistica di Manuscripta, ospitata a Palazzo Ducale e gratuitamente visitabile fino al 24 maggio prossimo. Questa è l’opinione del rabbino Tomer Corinaldi, che ha chiesto al Comune di rimuovere l’immagine del capo del governo israeliano, su cui ricordiamo pende un mandato di cattura da parte della Corte penale internazionale per quanto sta ancora accadendo a Gaza, con il genocidio (lo dice l’Onu) di decine di migliaia di civili palestinesi, molti dei quali bambini.
La mostra ospitata a Palazzo Ducale mette in relazione i mostri immaginari, come Frankenstein, con quelli reali. Non c’è solo Netanyahu ma, per la cronaca, Khamenei, il patriarca Kirill, Putin, Hitler, Pablo Escobar, ecc. ecc., ovvero tutti coloro le cui mani sono in qualche maniera macchiate dal sangue di innocenti, o che con le loro parole hanno giustificato le inaudite violenze che i popoli subiscono da sempre. A differenza di quelli reali, i mostri immaginari sono invece per lo più vittime del loro artefice, bruttissimi solo nell’aspetto. Il senso della mostra è quello di diffondere innanzitutto una cultura di pace e di contrastare l’opera degli inquinatori di pozzi, i diffusori dell’odio, ovvero di coloro che alimentano divisioni e seminano terrore.
Il rabbino Corinaldi ha scritto al sindaco Palmisano chiedendo di togliere la tavola dedicata a Netanyahu. Sentito dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Corinaldi spiega: “La satira legittima morde il potere senza negare l’umanità del bersaglio: i dittatori del Novecento sono ritratti come uomini malvagi, ma uomini. La figura del leader israeliano, invece, subisce una mutazione non umana, mani come artigli, bestie feroci, stella di David come fregio grottesco, richiamo diretto all’iconografia del Der Stürmer. Quando un essere umano viene trasformato in mostro per mezzo di simboli religiosi ebraici, non siamo più davanti a critica politica: siamo davanti all’antisemitismo che prepara culturalmente l’esclusione e la persecuzione. Puglia, terra dove fiorirono comunità ebraiche poi distrutte dall’Inquisizione, merita più attenzione alla memoria, non festival che sdoganano l’odio sotto il nome di cultura“.
Il punto, secondo Corinaldi, è che il disegno del premier israeliano ricorderebbe i tratti delle vignette antisemite che erano diffuse all’inizio del Novecento. La tavola, illustrata dal fumettista Lucio Villani, avrebbe tratti troppo mostruosi e quindi sarebbe antisemita. Un ragionamento comprensibile, ma sinceramente poco condivisibile, come è poco condivisibile, per chi scrive, l’accostamento dei movimenti contro le ingiustizie commesse dal governo israeliano alla critica all’ebraismo. Anzi, è opportuno ricordare l’importante contributo degli ebrei ultraortodossi americani contro il genocidio palestinese ma anche le proteste in Israele. Un popolo non è il suo governo, una religione non sono i suoi preti.
Ritornando al fatto, lunedì scorso al Comune, alla presenza dell’assessore alla Cultura Carlo Dilonardo e del capo di gabinetto Roberto Ruggieri, c’è stato un incontro chiarificatore tra l’associazione Terra Terra, organizzatrice di Manuscripta, rappresentata dal presidente Roberto Romano e dal direttore artistico Piero Angelini, e il rabbino Corinaldi. Durante l’incontro sia l’associazione che gli esponenti del Comune hanno provato a spiegare al rabbino che non è possibile sindacare sulle scelte artistiche e che comunque non c’era alcuna intenzione di diffondere l’odio nei confronti di un popolo, al massimo sensibilizzare su quanto un governo di estrema destra sta perpretando ai danni di migliaia di civili. Fortunatamente – per il momento – in Italia è possibile schierarsi senza timore contro governi sanguinari. Anche con il fumetto, e con la satira.
Del resto, come può essere definita antisemita una tavola di una mostra organizzata da un’associazione che da sempre ha fatto promozione della cultura della pace, anche nelle scuole, parlando ai ragazzi del dramma senza senso della Shoah? Lo spiega Piero Angelini, in un post sul social, rispondendo ad un post di Marco Taradash, che aveva criticato la mostra (chissà su impulso di chi…): ““La mostra e il festival, le assicuro, sono molto di più. Sarebbe come leggere di un articolo giornalistico solo il titolo o di un libro guardare solo la copertina. Ci sono 187 opere esposte, alcune gallerie sono dedicate ai mostri della letteratura classica nelle diverse reinterpretazioni a fumetti, c’è una galleria dedicata ai mostri della tradizione popolare italiana, c’è la galleria dedicata ai mostri del cinema e poi c’è la galleria dedicata ai MOSTRI della storia contemporanea, dove accanto a Netanyahu ci sono Hitler, Mussolini, Stalin, Videla, Pol Pot, Bin Laden, Ali Khamenei, Idi Amin Dada, Pinochet, Putin, Kiril, e tante altre brave persone di questa specie, illustrazioni in scala reale realizzate liberamente da fumettisti italiani. E c’è anche una piccola mostra personale di Olha, una Bambina ucraina fuggita dalla guerra di Putin. Siamo stati fortemente criticati dal Rabbino di Verona (credo autore delle foto del suo post) sulla scelta stilistica che rappresenta Netanyahu. Spiegone: Il manifesto del Festival, dipinto con i colori della bandiera palestinese è diviso in due parti: nella parte verde ci sono i buoni, la creatura di Frankenstein, vittima innocente del suo creatore, il vero mostro. Nella parte rossa ci sono i cattivi, quelli veri, Netanyahu e Hamas (la bandiera con la scritta in arabo). Per quanto riguarda la velata accusa di antisemitismo, nelle precedenti edizioni del festival abbiamo coinvolto studenti di ogni grado e abbiamo presentato loro, libri a fumetti sulla Shoah: “La città che sussurrò”, “L’albero di Sara” (Giuntina, casa editrice di Daniel Vogelmann). “Charlotte Salomon”, “La Shoah spiegata ai bambini” (BeccoGiallo). Mostra con le tavole tratte da “Jan Karski. Proiettato il cartone animato “La stella di Andra e Tati” (Larcadarte). Il Palazzo Ducale, dove viene ospitato il nostro Festival è un contenitore culturale importantissimo per la nostra città e il nostro Assessore alla Cultura mai si sognerebbe di selezionare e/o censurare le opere esposte di liberi artisti. Il Rabbino più volte ci ha ripetuto: “Anche l’arte deve avere dei limiti”…rispettosamente…non siamo d’accordo.”.
Nemmeno noi. E non dobbiamo avere timore di dirlo.

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