Dopo le pesanti critiche espresse dal rabbino Tomer Corinaldi nei confronti della mostra Manuscripta, a causa della presenza tra i mostri reali, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, ritratto secondo canoni estetici a parer del rabbino, antisemiti, Palazzo Ducale risponde.
Ecco la nota integrale di Palazzo Ducale in risposta alle accuse di antisemitismo
L’Amministrazione Comunale di Martina Franca ritiene doveroso intervenire pubblicamente in relazione alle osservazioni formulate sulla mostra “Mostri”, ospitata nei locali del Palazzo Ducale e patrocinata dall’Amministrazione, ribadendo con chiarezza alcuni principi fondamentali che appartengono alla tradizione democratica, costituzionale e culturale del nostro Paese.
Anzitutto, questa Amministrazione difende fermamente il valore dell’arte quale forma libera di espressione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, nonché dall’art. 33 della Carta costituzionale, secondo cui “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La funzione dell’arte, anche quando provocatoria, simbolica o fortemente critica, è da sempre quella di interrogare le coscienze, suscitare riflessioni, rappresentare sensibilità differenti e persino conflittuali, senza che ciò comporti automaticamente adesione istituzionale ai contenuti delle singole opere esposte.
Proprio per tale ragione, appare necessario precisare che la mostra in questione è una mostra collettiva, composta da opere realizzate da artisti differenti, ciascuno dei quali ha liberamente espresso il proprio linguaggio artistico, il proprio stile e la propria personale visione.
La rappresentazione del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu costituisce dunque una singola opera inserita in un percorso espositivo più ampio, non riconducibile a una linea ideologica unitaria né tantomeno a una posizione ufficiale dell’Amministrazione Comunale.
Parimenti, si respinge con assoluta fermezza ogni accusa di antisemitismo rivolta alla città di Martina Franca, all’Amministrazione Comunale, agli organizzatori della mostra o agli artisti coinvolti. Si tratta di accuse profondamente ingiuste e del tutto incompatibili con la storia culturale e istituzionale della nostra comunità. Negli anni, il Comune di Martina Franca si è distinto per numerosissime iniziative dedicate alla memoria della Shoah, alla sensibilizzazione sui drammi dell’Olocausto e alla promozione della cultura del rispetto e della convivenza tra i popoli. La memoria delle persecuzioni subite dal popolo ebraico rappresenta la necessità di tutelare istituzionalmente e moralmente i principi di rispetto e pace che questa Amministrazione ha sempre onorato con convinzione e partecipazione.
Sul punto, appare significativo richiamare quanto ricordato dal curatore della mostra, Piero Angelini, il quale ha evidenziato come, nelle precedenti edizioni del Festival, siano stati coinvolti studenti di ogni grado attraverso presentazioni, proiezioni e approfondimenti dedicati proprio alla Shoah e alla memoria ebraica, mediante opere quali “La città che sussurrò”, “L’albero di Sara”, “Charlotte Salomon”, “La Shoah spiegata ai bambini”, nonché attraverso la proiezione del cartone animato “La stella di Andra e Tati”. Circostanze che smentiscono radicalmente qualsiasi tentativo di ricondurre il Festival o i suoi organizzatori a posizioni di odio antiebraico.
Quanto alla contestazione relativa alla mancata condanna delle stragi del 7 ottobre 2023 perpetrate da Hamas, si evidenzia come tale tema sia stato ampiamente affrontato direttamente nel confronto avvenuto durante la visita alla mostra, sia dagli esponenti dell’Amministrazione presenti, sia dai referenti della manifestazione. In quella sede è stato chiarito come il riferimento all’attacco di Hamas sia espressamente contenuto nella stessa immagine simbolo della mostra, proprio in un evidente parallelismo con la figura del leader israeliano, all’interno di una rappresentazione che intendeva evocare il dramma e la degenerazione della violenza contemporanea in tutte le sue forme, senza alcuna volontà di giustificazione o minimizzazione delle atrocità compiute.
In particolare, il curatore Piero Angelini ha spiegato che: “Il manifesto del Festival, dipinto con i colori della bandiera palestinese, è diviso in due parti: nella parte verde ci sono i buoni, la creatura di Frankenstein, vittima innocente del suo creatore, il vero mostro. Nella parte rossa ci sono i cattivi, quelli veri, Netanyahu e Hamas”. Una lettura artistica e simbolica che può certamente essere condivisa o criticata, ma che non può essere arbitrariamente trasformata in una manifestazione di antisemitismo.
Con riferimento, inoltre, all’episodio riguardante la visita della turista tedesca e al confronto avuto con il Rabbino, si precisa che proprio in quel contesto era stata manifestata piena disponibilità, da parte degli organizzatori, a rimuovere i simboli della Stella di David presenti nell’opera contestata, nel tentativo di accogliere le sensibilità rappresentate e attenuare la percezione offensiva lamentata. Tale disponibilità, tuttavia, non è stata ritenuta sufficiente, essendo stata successivamente richiesta la modifica integrale della rappresentazione artistica del leader israeliano, nonché la rimodulazione e modifica integrale della locandina della mostra. Richiesta rispetto alla quale, pur nel massimo rispetto delle posizioni espresse, non si è ritenuto possibile intervenire, proprio in ragione del principio di libertà dell’espressione artistica e dell’autonomia creativa degli autori.
Questa Amministrazione nutre il massimo rispetto nei confronti del popolo ebraico, della sua storia, delle sue sofferenze e della memoria delle persecuzioni subite. Proprio per tale ragione ritiene necessario mantenere il confronto entro i confini del reciproco rispetto, evitando semplificazioni o accuse che rischiano di compromettere un dialogo che deve invece restare aperto, civile e fondato sulla reciproca comprensione.
Il Palazzo Ducale di Martina Franca continuerà a essere un luogo di cultura, confronto, pluralismo, libertà e pace, nella convinzione che la funzione delle istituzioni non sia quella di censurare le opere degli artisti, tantomeno di limitare in alcun modo la creatività e la libera espressione artistica, ma di garantire spazi di pluralità democratica nel rispetto dei principi costituzionali e della dignità di ogni persona.
Cosa manca?
A nostro parere, considerando i diversi articoli apparsi a livello nazionale, tra cui anche uno firmato dallo stesso Corinaldi, sul supplemento Hakol de Il Riformista, il cui titolo non lascia molto spazio alle interpretazioni, in cui sostiene: “Proprio per questo, ciò che è accaduto non può essere archiviato come un episodio marginale o come un’incomprensione. Una città che custodisce memoria non può diventare, neppure inconsapevolmente, il luogo in cui simboli ebraici vengono demonizzati sotto il patrocinio dello spazio pubblico.“.
Il Comune di Martina Franca più che un comunicato stampa scrive una sorta di difesa da tribunale, evitando – forse in maniera cosciente – di ricordare alcuni passaggi politici importanti, abbastanza recenti, in particolare per quanto riguarda la vicinanza delle istituzioni locali nei confronti dei civili palestinesi uccisi dall’IDF. Ma anche la profonda cultura dell’accoglienza del nostro comune, che si è mobilitato, anche attraverso le sue associazioni, negli anni, per accogliere i migranti e i richiedenti asilo. L’arte, dal nostro punto di vista, deve mettere in evidenza i cortocircuiti sociali, e questa volta c’è riuscita, perché quello che forse a Corinaldi non piace è che la sua città di elezione abbia una coscienza civile molto radicata. Senza sfarzi e senza fanfare, Martina Franca accoglie, accetta, pur con tutti i suoi limiti.

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