Gara rifiuti. La smentita di Palazzo Ducale non convince. Anzi.

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Ambiente, Politica



La gara per la gestione dei servizi di igiene urbana nell’Aro Ta2, compresa Martina Franca, rischia di divenire il solito canovaccio per i botta e risposta politici invece di essere una vera svolta per il nostro territorio, che da vent’anni e passa è costretto a subire, per mancanze delle amministrazioni precedenti, sia chiaro, un servizio che andava bene negli anno 80 del novecento e non nel 2015, quando in comuni vicini a noi si supera tranquillamente anche l’80% di differenziata. Per questo sosteniamo con forza che la gara non può essere considerata una formalità da assolvere, ma un momento delicatissimo per tutta la città e merita tutta l’attenzione che possiamo dare. Il tema dei rifiuti, sia ben chiaro, è argomento pesante, difficile, pericoloso. A Leporano, per esempio, dopo una settimana dall’inizio del nuovo servizio ci sono già verificate una serie di intimidazioni. A Martina Franca, proprio per questo motivo, non può essere lasciato nulla al caso, non si può liquidare tutto con: “basta che andiamo avanti”. Bisogna fare le cose, ma bene, perchè altrimenti i problemi non saranno di consenso di questo o di quel politico, ma quotidiani, di tutta la città.

La premessa fatta era necessaria perchè assistiamo spesso, da parte di Palazzo Ducale, a tentativi di deligittamazione aprioristica delle critiche, come se fossero fatte esclusivamente per demolire e non, invece, perchè ci sta a cuore la sorte non della corrente amministrazione, ma della città.

Detto questo, qualche giorno fa abbiamo dato la notizia che la fideiussione presentata dalla ditta che si è aggiudicata provvisoriamente la gara, la Si.Eco., non sarebbe valida, perchè rilasciata da un organismo non autorizzato, non iscritto all’albo ex art. 107 del Testo Unico Bancario.  Una probabilità di cui si è avuto notizia tramite una lettera dell’avvocato della seconda classificata, la Tradeco, che svolge il servizio, da oltre vent’anni, a Martina Franca e che secondo quanto riporta un articolo del Nuovo Quotidiano di Puglia del 28 ottobre 2015, la stessa azienda aggiudicataria avrebbe confermato.

Bene, data la notizia, Palazzo Ducale, tramite le parole dell’ing. Mandina, presidente della Commissione di gara e RUP del procedimento, ha ritenuto opportuno rettificare (qui la rettifica). Raccogliendo l’invito dell’assessore Coletta ad approfondire, abbiamo provato a farlo.

Mandina fa riferimento all’articolo 11 del D.Lgs 163/2006, il Testo Unico sugli appalti, che si riferisce alle procedure di affidamento. Riteniamo, visto che non è specificato, che il riferimento fosse in particolare al comma 5, che recita: “La stazione appaltante, previa verifica dell’aggiudicazione provvisoria ai sensi dell’articolo 12, comma 1, provvede all’aggiudicazione definitiva“. In questo momento, quindi, non è più la Commissione di gara a verificare, ma la stazione appaltante, cioè l’ARO TA2, presieduto dal sindaco di Martina Franca Franco Ancona. La Commissione, infatti, dopo aver decretato il vincitore provvisorio, passa tutto nelle mani della stazione appaltante che ha dieci giorni di tempo per verificare i requisiti del primo e del secondo classificato (i dieci giorni iniziavano il 4 agosto scorso…).

La fase in cui Mandina sostiene si trovi il procedimento, è quella della verifica del possesso dei requisiti autodichiarati. I requisiti, come sostiene l’articolo 48 precedentemente citato, sono definiti dall’articolo 42 e sono requisiti di capacità tecnica, come l’elenco dei servizi pregressi prestati, il numero dei dipendenti, le attrezzature. Non si fa riferimento alle fideiussioni, anzi, questo tipo di documento è considerato obbligatorio a corredo dell’offerta presentata “a garanzia della mancata sottoscrizione del contratto per fatto dell’affidataria“: qualora non si possedessero i requisiti dichiarati, la stazione appaltante si rifà sulla fideiussione prestata. Per questo motivo non può essere verificata in una fase successiva, se non all’inizio della gara. Ecco come recita il comma 1 dell’articolo 48: “Quando tale prova non sia fornita, ovvero non confermi le dichiarazioni contenute nella domanda di partecipazione o nell’offerta, le stazioni appaltanti procedono all’esclusione del concorrente della gara, all’escussione della relativa cauzione provvisoria e alla segnalazione del fatto all’Autorità“.

(Per fare un esempio più alla nostra portata: se la società del Martina calcio non avesse presentato una fideiussione valida, non si sarebbe nemmeno potuta iscrivere al campionato di Lega Pro).

Tornando alla gara d’appalto, la fideiussione sarebbe escussa nel momento della verifica dei requisiti (questa fase, così come sostiene Palazzo Ducale), e quindi come può essere verificata la validità ora?

Va da sè che se questa nostra tesi corrispondesse a verità, la platea dei concorrenti sarebbe inferiore e di conseguenza probabilmente diversa l’attribuzione dei punteggi. A questo aggiungiamo che nonostante siano state ammesse con riserva sia la Tradeco, per un problema di DURC, che Avvenire, le loro offerte sono state comunque valutate. Anzi, per la Tradeco non sembra ci sia traccia di qualsiasi risoluzione delle obiezioni sollevate dalla commissione in merito alla richiesta di chiarimento come risulta dal verbale del 13 luglio 2015, mentre per Avvenire si attende di conoscere la sentenza del TAR di Lecce anche se nel frattempo è stata commissariata.

Per questi motivi, quindi, la nuova era dei rifiuti a Martina Franca invece di presentarsi come un salto di qualità, inizierebbe claudicante. Molto claudicante.


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