Senza controllo (pubblico) non c’è libertà.

Il 23 agosto scorso sulla nostra pagina facebook MartinaNews pubblichiamo la foto di una grossa auto parcheggiata con due ruote sul marciapiede e due sulle strisce, una combo perfetta per una collezione di infrazioni al codice della strada. La foto in una settimana raggiunge oltre 90mila persone, raccogliendo commenti di decine di cittadini increduli.

Quella che segue è una riflessione su come l’assenza di controllo della città stia arrugginendo i meccanismi della democrazia.

La maggior parte dei commenti fa riferimento al fatto che con una evidenza così palese, non sia possibile che il proprietario dell’auto possa passarla liscia. Lì, in via Donizetti ci sono videocamere di sorveglianza, la foto è stata pubblicata sulla fanpage di una testata giornalistica e cosa serve più perché l’autorità intervenga? Il senso comune spesso però fa a cazzotti con la realtà e al momento non abbiamo notizia di alcuna sanzione. L’evidenza delle violazioni al codice della strada non basta perché il trasgressore venga punito. Nonostante il fatto, cioè, che qualcuno sta commettendo un illecito e che tutti ne sono consapevoli, non basta perché intervenga l’autorità.

Manca, di fatto, il controllo pubblico. Quella cosa che permette alle istituzioni, a cui abbiamo ceduto pezzi di libertà personale, di garantire un pari trattamento di tutti i cittadini.

Questa assenza di controllo pubblico è ormai un fenomeno conclamato, aggravato dalle disposizioni in materia di prevenzione del contagio da covid. Le nuove regole, le nuove leggi, imposte per contenere assembramenti e comportamenti scorretti, sono di fatto seguite da chi di solito è abituato a seguire le regole, mentre chi è abituato a cercare scappatoie, continua a fottersene.

Ieri mattina sono andato a comprare il gelato nella mia gelateria preferita. C’è un cartello all’ingresso che indica il limite massimo di presenza, 15 persone, calcolato in base ai metri quadri del locale. Tra avventori e baristi ci sono pannelli in plexiglas. È obbligatoria la mascherina. I clienti per spiegare cosa vorrebbero ordinare, si abbassano la mascherina. Nessuno controlla se il numero delle persone all’interno del locale rispetti la norma, nessuno interviene se qualcuno si abbassa la mascherina. Lo stesso dicasi per il numero di persone consentite all’interno dei supermercati, o alle mascherine indossate nel centro storico.

Se si mette una regola e non si ha la forza di farla rispettare, questa regola non solo non ha valore, ma scava ancora di più il solco tra chi è abituato a rispettare le regole e chi invece è abituato ad aggirarle. Ne abbiamo parlato diverse volte: chi segue le regole fa parte della comunità, chi invece le aggira, è immune, ovvero stupido.

Ma mentre fino a poco tempo fa i primi avevano dalla loro parte le Istituzioni, col tempo questa “protezione” si è fatta sempre più vacua. Come gli americani che lasciano l’Afghanistan, così la ritirata disordinata delle Istituzioni dalle strade, ha permesso l’avanzare dell’armata degli stupidi.

Questi, che fino a poco tempo fa erano sparuti gruppetti che agivano in maniera isolata, ora riescono ad organizzarsi grazie agli strumenti di comunicazione digitali, si riconoscono.

La comunità fondata sulle regole condivise si sgretola giorno dopo giorno, crepa dopo crepa, mentre l’anti-comunità si rafforza sempre di più, traendo nutrimento proprio dagli errori della prima. La fragilità della comunità fondata sulle regole condivise è direttamente proporzionale al numero di queste ultime.

Spieghiamo provando a essere semplici. Se il Comune impone il parcheggio a pagamento anche per i residenti, si può essere contrari, ma la maggior parte delle famiglie si adeguerà al cambiamento. È una regola, si discute, ma si obbedisce. Il rischio di non seguire la regola è più costoso che seguirla. Ogni famiglia ha diritto ad un abbonamento annuale a 50 euro. Una multa costerebbe molto di più. Se si facesse. Il punto è questo: conviene seguire le regole perché non farlo è più costoso. Ma se non seguire le regole non comporta un beneamato nulla, allora conviene ignorarle.

La mancanza di sanzione è determinata dall’assenza di controllo pubblico. Se da un lato siamo soggetti passivi a ogni tipo di controllo da parte di aziende private (se stai leggendo questo articolo da cellulare, sappi che in qualche maniera Google o Apple lo sanno), il controllo pubblico, da parte delle Istituzioni, viene sempre meno. Le cause sono molteplici, ma si è concordi sul fatto che riguarda la mancanza di risorse, o meglio di razionalizzazione delle risorse.

A Martina Franca non ci sono risorse per assumere nuovi vigili urbani, o non ci sono risorse per pagare gli straordinari notturni. (Oppure non ci sono indicazioni politiche o dirigenziali in tal senso). Forse mandare una pattuglia di notte per strada a fare multe a tutti coloro che non sono capaci di parcheggiare basterebbe a ripianare i costi dello straordinario.

Se non c’è sanzione, chi fa parte della comunità fondata sulle regole condivise si sente sempre più solo, e vede avanzare l’armata degli stupidi. Per drammatizzare (come se servisse), immaginate l’apertura dei cancelli di Mordor e il manipolo di eroi stretti intorno ad Aragorn. Le istituzioni sono le aquile guidata da Gandalf, ma non arriveranno mai.

Il tradimento delle Istituzioni si traduce nei voti di protesta, nella ricerca forsennata di risposte immediate, perché rivolgersi invece alla comunità, tentando di ricostruire relazioni paritarie, è più complesso. La rabbia della solitudine si traduce in grossi peni disegnati sulle schede elettorali.

Permettetemi ora una piccola deriva complottista. Finora ci è stato spiegato che l’assenza di controllo pubblico è determinato dalla scarsità di risorse. Ma se proviamo a immaginare le conseguenze di questo fenomeno ci accorgiamo che potrebbe favorire una certa speculazione sulle nostre città. Se i residenti del centro storico subiscono le aggressioni quotidiane da parte degli stupidi e dalla loro parte non si schierano, come previsto da contratto sociale, le Istituzioni, a poco a poco decideranno di andare via, svendendo le loro case. È un fenomeno che è già in atto a Martina Franca (contate i “vendesi” in città vecchia). Le famiglie a poco a poco sono sostituite da privati o società che trasformano le case in b&b, attivando quella che possiamo definire una sostituzione sociale, una speculazione. Se ci fosse un Principe del Male a tirare le fila di quello che accade, sicuramente sarebbe compiaciuto dell’assenza di controllo pubblico, perché favorisce appunto questo fenomeno di speculazione.

Ma sicuramente non è così.

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