Centro storico. I cittadini barricati contro l’assalto dei cliché

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Economia, Editoriali, Politica, Società


Barricati in casa, badando ai dettagli, a tenere pulito il bianco, a togliere le erbacce, segnalando guasti, guai e disservizi. I cittadini del centro storico di Martina Franca sono intervenuti provocando, alzando i toni, quando hanno scoperto che l’inizio dei lavori di rifacimento del basolato, nonostante fossero stati annunciati in pompa magna, così come tutti i cantieri sparsi nelle strade del centro storico, non meritavano la stessa attenzione. Segno che, evidentemente, a qualcuno basta tagliare il nastro di partenza, ma non segue la gara fino in fondo. Una reazione forte da parte del Comitato, perché l’argomento “strade bloccate a cazzo” era già stato segnalato quasi un anno fa. Nel frattempo, temendo di ricevere tra capo e collo la “rivoluzione” della ZTL, il Comitato si è messo a lavorare e ha presentato (protocollato con fotocopie di carta di identità) a Palazzo Ducale nove punti programmatici da discutere. La risposta è stata un video di Lasorsa trasmesso su Videoemme e disponibile su Facebook (segnatevelo quando poi dalla stessa curva si alzeranno i cori a comando contro grillini et similia).

Sia chiaro: il Comitato dei cittadini del centro storico non si è espresso contro i lavori e contro la ZTL, ma ha provato a spostare l’attenzione sul metodo. Lo scriviamo anche in inglese, per evitare fraintendimenti: the Citizens’ Committee of the historic center did not speak out against the work and against the ZTL, but tried to shift attention to the method.

La sensazione che si prova, vivendo nel centro storico di Martina Franca, è quella di vivere in un mondo schizofrenico, dove da un lato si sentono grandi progetti, dall’altro non si riesce a gestire la quotidianità delle cose. Come con l’illuminazione pubblica: i proclami della rivalutazione della parte antica della città si sono frantumati come col guanto di Thanos scoprendo che i lampioni in ferro battuto di Basile saranno tutti sostituiti. Una cosa che si poteva prevedere, dato che il project financing era stato presentato nel 2011 e nel 2016 era stata assegnata la gara d’appalto. Nel frattempo è bene sapere, se i lampioni storici fanno ancora luce, lo si deve a diversi cittadini che armati di scale e pazienza, sostituiscono lampadine, puliscono i vetri, si prendono cura del centro storico.

Mentre a Martina il dibattito si avvita su questo, a pochi chilometri, Polignano a Mare decide finalmente di passare di livello: per accedere nel centro storico nel periodo natalizio si dovrà pagare un ticket di ingresso di cinque euro a persona, bimbi compresi. Con questi cinque euro, acquistabili presso le casse nella piazza dove c’è la statua di Domenico Modugno, si potranno acquistare beni e servizi nelle “casette” sparse per l’evento Meraviglioso Natale, organizzato dall’associazione culturale GPuglia. Con quei cinque euro a testa si ha diritto ad una card, che può essere ricaricata a piacimento. Se non si spendono i soldi, dicono gli organizzatori (ma non v’è traccia sul sito ufficiale), questi saranno rimborsati all’uscita. Questa scelta può essere letta da due prospettive: una verticale, per dire, e una orizzontale. Dal punto di vista verticale, con le card si eliminano i contanti, si gestisce meglio l’evento dal punto di vista della fiscalità e della sicurezza, tenendo conto dei numeri del pubblico. Dal punto di vista orizzontale, invece, assistiamo alla definitiva privatizzazione di un intero quartiere, di un pezzo di città, compreso di abitanti e commercianti, il centro storico diventa un prodotto da vendere, da offrire alle orde di visitatori. È la resa incondizionata al mercato del turismo di massa da pochi euro e dai pochi minuti, la trasmutazione definitiva da città a ipermercato dell’esperienza preconfezionata. I tornelli all’ingresso e il costo di partecipazione sono un filtro di ceto e di reddito. Immaginate ora chi vive davvero nel centro storico di Polignano, chi deve entrare e uscire, chi vuole andare a far visita ai parenti. La proprietà privata che esonda nello spazio pubblico e mercifica qualsiasi cosa.

Quella di Polignano non è l’unica forma di mercificazione di un quartiere. Prendete Otranto, ad esempio, dove non si trova più una merceria.

E tutto questo avviene mentre in altre parti del mondo, Italia compresa, i cittadini si interrogano sul valore del turismo, sul reale apporto al benessere dei cittadini. Un centro storico pieno di turisti a chi fa davvero bene? In primo luogo ai commercianti, ovviamente, che possono vendere di più. Ma non a tutti, solo a coloro che possono offrire prodotti “fritti e mangiati”, non coloro che invece offrono esperienze più complesse, come gli artigiani. Diremo quasi una categoria fast food. L’accoglienza turistica fa bene ai cittadini nella misura in cui la bellezza che fa da attrattore di fatto blocca la speculazione edilizia: se il nostro centro storico è bello lo si deve alla scarsità di superfettazioni in mattoni forati per ricavare una stanza qui o una palazzina là. Mentre però il turismo protegge e valorizza, dall’altro consuma. Pochi giorni fa abbiamo appreso che a San Martino ci sono state, stimate, centomila presenze a Martina Franca. Un successo? Dipende se nel conto economico si inseriscono o meno i costi ambientali, la CO2 prodotta dalle auto private in entrata, i rifiuti prodotti il cui smaltimento peserà sulle tasche dei cittadini, l’aumento di domanda di prodotti di basso valore. Centomila presenze in poche ore a Martina Franca fanno bene? È possibile considerarlo un successo, o è un problema? La risposta è complessa, ma a chi scrive viene in mente il nostro centro storico di fatto intasato da una manifestazione con Babbo Natale, qualche anno fa. Sicuramente è necessario ragionare su indicatori che possano fornire di questi fenomeni sintesi multidimensionali e non appiattite sul numero di esseri umani che entrano dentro i confini urbani, perché chiudere un centro storico e mettere i tornelli e contare gli arrivi quotidiani fa parte dello stesse frame di valutazione, che non comprende altri numeri, come il saldo migratorio, la disoccupazione giovanile, il costo della vita, l’accesso ai servizi pubblici, la percentuale di raccolta differenziata.

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Con una pressione turistica così forte, quindi, e con un sistema di valutazione della performance dei policy maker in meri termini di arrivi, la carnevalizzazione del centro storico è necessaria: o si recita una parte immersi in una scenografia, oppure si stona. In un centro storico bianco immacolato si può fare la pubblicità della Lancia Y ma guai a vedere poveri e disadattati, giovani con una birra. I lavori in corso sono semplicemente un modo per riparare la scenografia e non per migliorare la qualità della vita dei residenti. Si deve accettare di recitare (o si sloggia) o si può provare a fare pressione su chi decide, cercando di spiegare che il turismo che fa bene è quello lento, che permette lo scambio, il reciproco riconoscimento, che tiene lontano il commercio delle chincaglierie, che pretende il parcheggio in centro. Un turismo che arricchisce la vita, non che pretende abitanti in costume a recitare una parte, comparse di qualche minuto in un film di Natale. Forse servono più panchine e meno megaparcheggi, più alberi e meno telecamere, più libri (letti) e meno selfie (scattati).


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